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Ben Ezzedine Sebai

 
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Inviato: Mer Ott 18, 2017 7:41 am    Oggetto: Ads

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Ale



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MessaggioInviato: Lun Mar 12, 2012 3:55 pm    Oggetto: Ben Ezzedine Sebai Rispondi citando

Ben Mohamed Ezzedine Sebai


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Parla Ben Mohamed Ezzedine Sebai, in carcere per 4 omicidi
"Voglio scagionare quelli che sono stati accusati ingiustamente"
Bari, il serial killer delle vecchiette: "Ho ucciso altre tre donne"

BARI - "Sono colpevole, ho ucciso sette donne". Ben Mohamed Ezzedine Sebai, il serial killer delle vecchiette, già condannato a quattro ergastoli per omicidio, si accusa di altri tre delitti. La confessione del tunisino, già giudicato per quattro omicidi, sarà pubblicata domani dalla 'Voce del Popolo', un periodico tarantino. Una lettera autografa in cui il tunisino Sebai racconta di essere autore non soltanto di quattro delitti per i quali è stato già giudicato, ma anche per altri tre omicidi, avvenuti a Castellaneta, Massafra e Palagiano: quello di Celeste Commessati, Grazia Montemurro e Pasqua Ludovico. Il serial killer intende scagionare con la sua confessione coloro che, per questi tre omicidi, sono stati condannati.

"Io ho sbagliato e sto pagando e sono pronto a pagare qualsiasi altra pena, l'importante per me è scagionare questi detenuti" dice. Con queste parole Sebai, oggi recluso a Milano, vuole fare riaprire le indagini su tre omicidi e riporta al centro dell'attenzione i delitti delle vecchiette che negli anni novanta portarono la Puglia alla ribalta delle cronache nazionali.

Ben Mohamed Ezzedine Sebai ha 41 anni. Fu arrestato il 15 settembre del 1997 mentre si apprestava a prendere un treno. Fu riconosciuto da una bambina che lo aveva visto in casa della sua ultima vittima, Lucia Nico, 75 anni, trucidata in casa a Palagianello, centro poco lontano da Taranto. La piccola, vicina di casa dell'anziana donna, si era affacciata sull'uscio dell'abitazione a piano terra e aveva notato l'uomo.

Il tunisino, fermato alla Stazione di Palagianello, venne accusato successivamente anche di altri delitti di vecchiette, compiuti in Puglia, in tutte e 5 le province, e in Basilicata, in provincia di Potenza. Tra il 1996 e il 1997 furono una ventina le vittime. In genere il serial killer agiva contro anziane sole, abitanti al piano terra e le sgozzava con un coltello da cucina o da sub, portando via piccoli bottini e in altre occasioni non prendendo nulla. Lasciava a soqquadro la casa forse per depistare.

Accusato in un primo tempo di tre delitti, l'uomo in carcere tentò due volte il suicidio. Per l'omicidio di Lucia Nico venne rinviato a giudizio nel giugno del 1998 ma nei nei mesi successivi all'ultimo delitto Sebai venne accusato di altri tre omicidi avvenuti in provincia di Taranto (Maria Valente a Palagiano), Foggia (Maria Totaro a Cerignola) e di Potenza (Petronilla Vernetti a Melfi). Inoltre era sospettato di almeno quattro omicidi analoghi accaduti in Puglia soprattutto nel 1997.

Per altri, attribuiti alla piccola malavita locale, fu dimostrata la sua innocenza. Fu, invece, scartata la pista del motivo religioso o mistico, seguita perchè le vittime avevano nomi come d'ispirazione cattolica, come Maria, Angela, Celeste e Pasqua. Sebai è stato condannato nel luglio del 1999 all'ergastolo in Corte di Assise per l'omicidio di Angela Sansone, 84 anni di Spinazzola (Bari), uccisa con coltellate alla gola il 27 agosto del 1997.

Pochi mesi prima era stato condannato a un altro ergastolo dalla Corte di Assise di Foggia per l'omicidio di Maria Totaro, 75enne uccisa a Cerignola il 15 gennaio del 1997 con modalità molto simili.
Fu invece assolto per l'omicidio di Petronilla Vernitti, 83 anni, avvenuto a Melfi (Potenza) nel luglio del 1995.

Fonte:

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Tutto fermo sul fronte Sebai. O forse no. La dinamica processuale che vede coinvolto il serial killer tunisino, e da cui dipendono i destini di altri “presunti innocenti” (come li ebbe a definire il loro legale, l’avvocato Defilippi), procede ancora a ritmi bradipici. Duole constatare come con l’ennesimo rinvio dell’udienza della Corte d’assise d’appello di Taranto si confermi ancora una volta lo stereotipo della giustizia che procede in tempi biblici.

Eppure, a latere del procedimento, qualcosa si muove. Una nuova perizia, elaborata con metodi sofisticati all’avanguardia, getterebbe luce sulla personalità del Sebai confermandone i tratti distorti tipici dell’omicida seriale e sconfessando ulteriormente la contro tesi dell’accusa che tacciava il tunisino di “scarsa credibilità”.

Durante la pendenza dei vari processi penali in cui Sebai è imputato, si è fatta strada la possibilità di ricorrere alle più avanzate neuroscienze e in particolare alle tecniche denominate Risonanza Magnetica Nucleare e indagine genetica. Si tratta di metodi di indagine dall’inconfutabile valore scientifico ma, purtroppo, ancora poco noti ai periti che frequentano i palazzi di giustizia italiani. Il caso Sebai ha suscitato lo spontaneo interesse del mondo scientifico italiano e in particolar modo del Prof. Vincenzo Mastronardi, Ordinario di Criminologia presso l’università “La Sapienza” di Roma. Questo docente e studioso di fama internazionale si è adoperato affinchè il Sebai venisse sottoposto a Risonanza Magnetica Nucleare (RNM). Il Prof. Mastronardi è poi entrato a far parte del procedimento pendente presso il GUP di Taranto quale consulente della difesa. Il Mastronardi tuttavia, lungi da agire in nome di interessi partigiani, ha sempre assunto un ruolo obiettivo, consono alla sua natura di studioso dei comportamenti umani. Il GUP di Taranto ha dunque disposto che l’indagine elaborata dal luminare entrasse nel processo. Quello che rileva ai fini del presente processo è che già altri periti incaricati di studiare il Sebai, nel caso di specie il prof. Catanesi e il prof. Carabellese, hanno essi stessi indicato la possibilità che nuovi studi potessero aprire nuove conoscenze sull’imputato (Sebai, ndr).

Nella relazione del Prof. Matronardi, scritta a sei mani con il Prof. Giuseppe Sartori dell’Università di Padova e il Prof. Andrea Mechelli dell’University College of London, si riscontra fin da subito la presenza di anomalie funzionali nel cervello del Sebai tali da far diagnosticare la presenza del cosiddetto “disturbo esplosivo intermittente”, che in tempi non sospetti, e senza alcun riferimento al Sebai, era stata qualificata come “sindrome del Serial killer” dal massimo criminologo italiano: il prof. Fornari. Tale patologia incide nella capacità di volere del Sebai, il quale, di fronte ad una situazione precisa e ricorrente (donna anziana vestita di nero che lo respinge ed urla) agisce secondo uno schema imposto ed automatico nell’agire che non può più controllare: la sintomatologia emersa nel Sebai risulta unica a livello mondiale.

Secondo la difesa del Sebai, la scarsa o nulla conoscenza di tale patologia da parte dei periti sarebbe alla base di quel giudizio di piena imputabilità emesso dai magistrati.

Tali nuovi elementi potrebbero imporre la riapertura del dibattimento in Appello con l’ingresso di una perizia psichiatrica affidata ad esperti di neuroscienze evolute: elemento prodromico potrà essere l’audizione del Prof. Mastronardi quale consulente della difesa.

Già tre casi sono noti in giurisprudenza di applicazione delle neuroscienze evolute alla psichiatria forense: Inoltre in letteratura sono emersi già quattro casi di assassini seriali italiani affetti da Disturbo Esplosivo Intermittente.

- Andrea Matteucci, il Mostro di Aosta
- Maurizio Giugliano, Il Lupo dell’Agro Romano
- Raffaele Di Stefano, Il Sanguinario di Aversa
- Milena Quaglini, la Serial Killer di Pavia

A fronte di tali risultanze non note durante la celebrazione del processo di primo grado per rifiuto della Corte d’Assise di venirne a conoscenza, risulta doveroso far esaminare la persona del Sebai anche solo per escludere l’esistenza della denunciata patologia (che non è un’invenzione filosofica, ma che è chiaramente indicata nel DSM IV), altrimenti verrebbe meno il superamento di quel ragionevole dubbio necessario per pronunciare sentenza di condanna.

Nelle crisi afferenti a tale patologia è descritta la frequente comparsa di una condizione prodromica di ipersensibilità agli stimoli visivi e auditivi, seguita dall’improvvisa comparsa di perdita di coscienza con automatismi. L’episodio dura 1-2 minuti ed il comportamento violento, che può comportare sequenze motorie complesse ed organizzate, raggiunge il suo acme nell’arco di pochi secondi ed è diretto nei confronti della persona che casualmente si trova a fianco del paziente. ll ritorno alla normalità della coscienza si verifica immediatamente nell’arco di pochi minuti, nel corso dei quali il soggetto appare confuso con progressiva riorganizzazione dello stato di coscienza. Al termine di questa fase il soggetto si comporta appropriatamente”. Tutti gli episodi in cui la malattia manifesta il suo acme sono caratterizzati da incoscienza (rimozione del ricordo delle numerose coltellate inferte), capacità di intendere ma non di volere ( impossibilità di resistere agli impulsi). I più recenti orientamenti della Cassazione tendono a recepire questa natura “multiforme” della malattia mentale in cui tutte le variabili causali che determinano l’insorgere del fenomeno patologico devono essere ponderate dall’interprete.

Il legale di Sebai, Avvocato Faraon, ritiene che se ad una mente disturbata con “disturbo di personalità di tipo Narcisistico, con tratti del disturbo evitante, Dipendente e Antitosociale, accompagnati da disturbi depressivi di una certa entità, stati d’ansia”, aggiungiamo un cervello menomato al nucleo caudato e alla corteccia cingolata anteriore che impedisce di sovraintendere alla funzione del volere, non si possa giungere ad un giudizio di imputabilità perchè una patologia organica al cervello inibisce a una mente già menomata di operare correttamente.

La difesa del Sebai statuisce che è necessario far riferimento alle neuroscienze più evolute: non potrà affermarsi il contrario senza un’attenta e scrupolosa analisi della problematica dell’utilizzo delle neuroscienze nel processo penale, perché altrimenti si fingerebbe nuovamente di non vedere nulla osservando nel cannocchiale di Galileo, con l’aggravante, però, che il Sant’Uffizio, all’epoca credeva di difendere dogmi insuperabili di fede, qui semplicemente si finisce per premiare la superficialità di chi ha fuorviato il giudizio della corte in primo grado.

Il ricorso ad RMN si è reso necessario nel caso Sebai perché trattasi di soggetto straniero e vagabondo senza storia clinica, mentre negli altri casi la diagnosi di Disturbo Esplosivo Intermittente è stata formulata senza la necessità di alcun esame: i periti non l’hanno esaminata nemmeno per escluderla, anzi a volte manco la conoscevano.

Non esiste comunque una spiegazione univoca: anche il giudizio di imputabilità è logicamente menomato poiché vi sono diagnosi di diverso tipo di patologia comunque insufficienti a minare la capacità di intendere e di volere e comunque nuovamente insufficienti a spiegare la “ritualità” dei delitti.

Poi in assenza di un grave elemento patologico non si spiega l’accanimento nei confronti di sole donne anziane vestite di nero uccise sempre con arma da taglio (dopo i primi difficili tentativi di soffocamento il rituale non è cambiato). Anche a dipingere la figura del crudele rapinatore – assassino che si avventa su soggetti deboli perché mai solo donne vestite di nero? Anche con un grembiule da casa a fiori la vittima sarebbe stata una donna anziana e debole. E vista la premeditazione, perché sempre solo il coltello come arma, quando vi era comunque un certo ribrezzo verso il sangue? Un colpo alla testa con il primo oggetto trovato avrebbe tramortito la vittima che poteva essere facilmente soffocata senza provocare fastidiose uscite di sangue… . E visto che tutti i giudici finora hanno concluso per l’imputabilità del Sebai e quindi per la sua crudeltà, perché solo donne anziane? La scarsa capacità di difesa poteva rinvenirsi anche in uomini anziani, in disabili o in chiunque solo venisse aggredito di sorpresa…un crudele freddo calcolatore non avrebbe fatto differenza alcuna, alla fine del 15 delitti commessi qualcuno doveva avere natura diversa in capo alla persona offesa.

Quando la donna anziana, vittima di turno, lo rifiuta viene a mancare la capacità di autocontrollo a causa del Disturbo Esplosivo Intermittente, non della componente narcisistica della sua personalità.

Passata la crisi e ripreso il controllo Sebai non è comunque un soggetto sano, e disordinatamente si appropria degli averi della vittima, anzi degli eredi della vittima, commettendo furti ma non rapine, nell’ottica del “tanto vale guadagnarci qualcosa” (subentra a quel punto il tratto antisociale del suo disturbo di personalità), mancando qualsiasi intenzione predatoria al momento di entrare in casa.

Parimenti il semplice etilista non riuscirebbe a ricordare tutti i dettagli dei luoghi in cui ha commesso i delitti. Se l’etilismo è la spiegazione del primo reato commesso dal Sebai in Bolzano, non può esserlo altrettanto in Puglia dato che altrimenti non si spiegherebbe la lucidità con cui è stata sempre ricostruita la scena del crimine.

Terminata questa lunga disamina tecnica sulla complessa personalità del Sebai, non resta che auspicare che il rafforzamento della “tesi del serial killer”, sconfessata dai magistrati delle procure, possa ricevere una definitiva dimostrazione dalla valanga di dati sopra illustrati, con la speranza, sempre viva che gli effetti possano riverberarsi sui processi in cui sono imputati i vari Tinelli e Faiuolo che da tempo, troppo tempo, attendono che la giustizia si pronunci in modo univoco su quello che è il più ingarbugliato processo penale dell’Italia repubblicana.

Fonte:

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Silvialaura



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MessaggioInviato: Mar Mar 13, 2012 12:56 pm    Oggetto: Rispondi citando

Mi pare ci fosse anche un innocente che si è ucciso in carcere dove era stato rinchiuso perché accusato di uno dei delitti di Sebai. Che bella procura è quella di Taranto.

Non sono particolarmente entusiasta di questa analisi psico-fisico-bagolamentofotosculturale delle motivazioni di questi assassini, che ne farebbe delle povere vittime del loro proprio cablaggio neuronale.

Come diceva il buon Douglas, mai visto nessun serial killer farsi prendere da un attacco davanti a testimoni... Rolling Eyes

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Wolverine



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MessaggioInviato: Gio Mar 15, 2012 5:13 am    Oggetto: Rispondi citando

Non ho capito il nesso della risonanza magnetica con il disturbo definito dal manuale di psichiatria, la RMN dovrebbe nel caso far rilevare un'anomalia di struttura visibile (che non viene spiegata nell'articolo), mentre la psichiatria non ha nulla di tutto ciò, semmai se ne occuperebbe la neurologia, ma non mi sembra questo il caso.
Poi la accertata premeditazione dei delitti viene liquidata non ho capito come, mi sembra una frase che si contraddice da sé.
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Valmont
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MessaggioInviato: Dom Dic 16, 2012 4:16 pm    Oggetto: Rispondi citando Modifica/Cancella messaggio

È praticamente morto per suicidio (si è impiccato).
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Visto che pochi articoli ricordano il nome dell'accusato per i delitti, che si tolse la vita in carcere qualche anno fa, eccolo: Vincenzo Donvito.

Agli altri condannati ingiustamente è andata un po' meglio perché sono in vita, ma la Cassazione ha impiegato più di cinque anni dopo la confessione di Sebai, prima di ammettere il processo di revisione (e quelli intanto stavano in carcere). Uno di essi sta tuttora in carcere.
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Valmont
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MessaggioInviato: Mar Dic 18, 2012 12:30 pm    Oggetto: Rispondi citando Modifica/Cancella messaggio

Morto.
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Qualcun altro resta in carcere al suo posto (nonostante le confessioni, solo alcuni hanno ottenuto la revisione del processo).
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Mercuzio



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Messaggi: 7252

MessaggioInviato: Mar Dic 18, 2012 1:54 pm    Oggetto: Rispondi citando

Una storia brutta davvero. E magari l'hanno anche suicidato.

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Than are dreamt of in your philosophy.
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Alive&Kicking



Registrato: 25/01/16 19:45
Messaggi: 172

MessaggioInviato: Mar Mag 09, 2017 8:19 pm    Oggetto: Rispondi citando

Scusate mi sembrava tempo fa (non molto) ci fosse una pagina di wikipedia.
MIo abbaglio o é sparita?
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LucaM



Registrato: 12/05/17 10:54
Messaggi: 82

MessaggioInviato: Lun Ott 16, 2017 12:58 pm    Oggetto: Rispondi citando

Qualcuno sa come è andata a finire la storia delle revisioni dei processi? Questa vicenda mi ricorda tanto quella a cui è dedicato il forum. Almeno per chi, come me ritiene Vanni e Lotti ingiustamente condannati per i delitti del mostro.

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