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L'arma del Mostro di Firenze
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Henry62



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MessaggioInviato: Mer Giu 17, 2009 5:15 pm    Oggetto: L'arma del Mostro di Firenze Rispondi citando

Alcune riflessioni sull'arma del Mostro di Firenze:


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De Gothia



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MessaggioInviato: Sab Dic 26, 2009 8:56 pm    Oggetto: Rispondi citando

Ho finalmente ritrovato l'articolo de La Nazione on-line del 15 marzo 2002, probabilmente pubblicato lo stesso giorno sul quotidiano cartaceo (mi riservo di trovarlo).

Vi chiedo attenzione preliminare, onde non fraintendere il tutto, visto che l'articolista è stato poco chiaro. "Le pistole del Mostro sono due" non significa affatto che l'investigatore che aveva parlato con il buon Agostini ritenesse che due pistole agissero in contemporanea sulle scene dei delitti, bensì che, nel corso della storia del MdF vi sarebbero state due pistole: una, quella di Signa, l'altra quella da Sagginale agli Scopeti.
Il succo naturalmente non sarebbe "il Mostro ha cambiato pistola", bensì "il delitto di Signa non c'entra nulla col Mostro ed i delitti successivi". Leggetevi, in particolare, l'ultimo periodo che ci fa capire come la perizia Zuntini non permetta di identificare alcun bossolo, altrimenti l'investigatore non avrebbe aperto bocca. Non vi pare?

FIRENZE — E se le pistole del mostro di Firenze fossero due? Il sospetto aveva fatto capolino durante il processo di primo grado a Pietro Pacciani quando nel fascicolo del pm arrivò un rapporto, forse neppure comparso in aula, in cui si riportavano i racconti di un testimone che aveva notato una [CENSORED] che si diceva appartenesse a Pacciani nella bottega di un vecchio biciclettaio del Mugello. Non c'era certezza che si trattasse della famigerata Beretta, così il sospetto agonizzò lì, tra le carte. Ma nell'immenso carteggio sui delitti del mostro, tra testimonianze vere e veri depistaggi c'è adesso la relazione di un investigatore che solleva di nuovo perplessità: a uccidere la coppia Locci-Lo Bianco era stata una Beretta a otto colpi. Stefano Mele, reo confesso dell'omicidio, aveva raccontato ai carabinieri di aver vuotato il caricatore e di aver sparato 8 colpi. Gli investigatori ne avevano contati solo sei, ma una nuova perizia dette ragione a Mele: i colpi erano 8. Da quel delitto in poi, cioè dal 1974 all'85 i colpi sparati sono stati 63 con una media dunque di 9 colpi a delitto. Quindi la Beretta usata dal '74 in poi portava più di otto colpi e non poteva dunque essere quella del primo delitto. Secondo il gip Valerio Lombardo che rinvia a giudizio Pacciani si tratta di una Beretta 22 modello 74 a 10 colpi. E i bossoli tutti uguali? Qualcuno tra gli investigatori pensa a una manomissione nell'archivio reperti.

L'aumento del numero di colpi sparabili potrebbe, come ben sappiamo, essere dovuto al cambio del serbatoio (o addirittura all'uso di due serbatoi o ad una parziale ricarica) ma la cosa appare comunque strana, considerato il tipo di arma e le sue pessime condizioni di manutenzione.

Il gioiello di questo articolo è però questo:

Qualcuno tra gli investigatori pensa a una manomissione nell'archivio reperti.

Cosa che dunque è ritenuta tecnicamente possibile...

Io ci butto sopra l'asso di bastoni del Cittadino Amico e facciamo scopa!

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Henry62



Registrato: 24/02/09 11:37
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MessaggioInviato: Sab Dic 26, 2009 9:56 pm    Oggetto: Rispondi citando

De Gothia ha scritto:
Ho finalmente ritrovato l'articolo de La Nazione on-line del 15 marzo 2002, probabilmente pubblicato lo stesso giorno sul quotidiano cartaceo (mi riservo di trovarlo).

Vi chiedo attenzione preliminare, onde non fraintendere il tutto, visto che l'articolista è stato poco chiaro. "Le pistole del Mostro sono due" non significa affatto che l'investigatore che aveva parlato con il buon Agostini ritenesse che due pistole agissero in contemporanea sulle scene dei delitti, bensì che, nel corso della storia del MdF vi sarebbero state due pistole: una, quella di Signa, l'altra quella da Sagginale agli Scopeti.
Il succo naturalmente non sarebbe "il Mostro ha cambiato pistola", bensì "il delitto di Signa non c'entra nulla col Mostro ed i delitti successivi". Leggetevi, in particolare, l'ultimo periodo che ci fa capire come la perizia Zuntini non permetta di identificare alcun bossolo, altrimenti l'investigatore non avrebbe aperto bocca. Non vi pare?

FIRENZE — E se le pistole del mostro di Firenze fossero due? Il sospetto aveva fatto capolino durante il processo di primo grado a Pietro Pacciani quando nel fascicolo del pm arrivò un rapporto, forse neppure comparso in aula, in cui si riportavano i racconti di un testimone che aveva notato una [CENSORED] che si diceva appartenesse a Pacciani nella bottega di un vecchio biciclettaio del Mugello. Non c'era certezza che si trattasse della famigerata Beretta, così il sospetto agonizzò lì, tra le carte. Ma nell'immenso carteggio sui delitti del mostro, tra testimonianze vere e veri depistaggi c'è adesso la relazione di un investigatore che solleva di nuovo perplessità: a uccidere la coppia Locci-Lo Bianco era stata una Beretta a otto colpi. Stefano Mele, reo confesso dell'omicidio, aveva raccontato ai carabinieri di aver vuotato il caricatore e di aver sparato 8 colpi. Gli investigatori ne avevano contati solo sei, ma una nuova perizia dette ragione a Mele: i colpi erano 8. Da quel delitto in poi, cioè dal 1974 all'85 i colpi sparati sono stati 63 con una media dunque di 9 colpi a delitto. Quindi la Beretta usata dal '74 in poi portava più di otto colpi e non poteva dunque essere quella del primo delitto. Secondo il gip Valerio Lombardo che rinvia a giudizio Pacciani si tratta di una Beretta 22 modello 74 a 10 colpi. E i bossoli tutti uguali? Qualcuno tra gli investigatori pensa a una manomissione nell'archivio reperti.

L'aumento del numero di colpi sparabili potrebbe, come ben sappiamo, essere dovuto al cambio del serbatoio (o addirittura all'uso di due serbatoi o ad una parziale ricarica) ma la cosa appare comunque strana, considerato il tipo di arma e le sue pessime condizioni di manutenzione.

Il gioiello di questo articolo è però questo:

Qualcuno tra gli investigatori pensa a una manomissione nell'archivio reperti.

Cosa che dunque è ritenuta tecnicamente possibile...

Io ci butto sopra l'asso di bastoni del Cittadino Amico e facciamo scopa!


No, questa cosa non torna.
La perizia Zuntini non può non identificare compiutamente i reperti di cui tratta.

Mi pare che questo fu solamente un tentativo abbozzato per superare il problema della connessione di Pacciani col primo delitto del 1968, che era un problema davvero ingombrante da risolvere (e lo è tuttora!) e un elemento che metteva in crisi tutta la tesi di Pacciani Mostro (a dire il vero, anche la tesi di chiunque altro esterno alla "pista sarda").

Mi sembra più una speranza degli inquirenti, che non un fatto reale.

La [CENSORED] di Pacciani che l'articolo cita, era in realtà una scacciacani a salve a tamburo, che il Pacciani voleva, secondo una testimonianza che reputo del tutto irrealistica, far trasformare in una [CENSORED] vera semplicemente maggiorando le camere del tamburo Shocked senza altre modifiche alla canna Shocked e trascurando il fatto che solitamente queste armi non erano in genere realizzate in acciaio ma in lega leggera con inserti, proprio per impedire simili trasformazioni artigianali Cool

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Henry62



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MessaggioInviato: Sab Dic 26, 2009 10:12 pm    Oggetto: Rispondi citando

Dalla discussione sul delitto di Baccaiano - 1982:

De Gothia ha scritto:

...
2) una piccola arma, che spara pochi colpi, permette di capire dove possano essere caduti i bossoli semplicemente ricostruendo la dinamica di sparo. Espulsione in avanti sulla destra...
...


No, su questo punto ho delle importanti novità, che presto presenterò in modo adeguato sul mio blog.

Da prove a fuoco fatte sia con una Beretta 71 che con una Beretta 74, l'espulsione del bossolo è INDIETRO a destra, inclinata di circa 45° sia nel piano orizzontale che verticale (prove fatte con arma impugnata verticalmente, con l'impugnatura in basso e canna orizzontale).

Esito di prove a fuoco fatte con munizione Winchester a palla ramata ORIGINALI con la "H" sul fondello: il bossolo è stato espulso a distanze superiori ai 2,5 metri, con un massimo di 3,80 metri Exclamation

Anche sulla scorta di queste prove empiriche, sto verificando la dinamica dell'omicidio degli Scopeti (che, francamente, mi torna sempre meno con quanto ipotizzato in sede di giudizio...)

Sarò più chiaro ed esplicito prossimamente.
Ciao

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De Gothia



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MessaggioInviato: Sab Dic 26, 2009 10:27 pm    Oggetto: Rispondi citando

Henry62 ha scritto:
De Gothia ha scritto:
Ho finalmente ritrovato l'articolo de La Nazione on-line del 15 marzo 2002, probabilmente pubblicato lo stesso giorno sul quotidiano cartaceo (mi riservo di trovarlo).

Vi chiedo attenzione preliminare, onde non fraintendere il tutto, visto che l'articolista è stato poco chiaro. "Le pistole del Mostro sono due" non significa affatto che l'investigatore che aveva parlato con il buon Agostini ritenesse che due pistole agissero in contemporanea sulle scene dei delitti, bensì che, nel corso della storia del MdF vi sarebbero state due pistole: una, quella di Signa, l'altra quella da Sagginale agli Scopeti.
Il succo naturalmente non sarebbe "il Mostro ha cambiato pistola", bensì "il delitto di Signa non c'entra nulla col Mostro ed i delitti successivi". Leggetevi, in particolare, l'ultimo periodo che ci fa capire come la perizia Zuntini non permetta di identificare alcun bossolo, altrimenti l'investigatore non avrebbe aperto bocca. Non vi pare?

FIRENZE — E se le pistole del mostro di Firenze fossero due? Il sospetto aveva fatto capolino durante il processo di primo grado a Pietro Pacciani quando nel fascicolo del pm arrivò un rapporto, forse neppure comparso in aula, in cui si riportavano i racconti di un testimone che aveva notato una [CENSORED] che si diceva appartenesse a Pacciani nella bottega di un vecchio biciclettaio del Mugello. Non c'era certezza che si trattasse della famigerata Beretta, così il sospetto agonizzò lì, tra le carte. Ma nell'immenso carteggio sui delitti del mostro, tra testimonianze vere e veri depistaggi c'è adesso la relazione di un investigatore che solleva di nuovo perplessità: a uccidere la coppia Locci-Lo Bianco era stata una Beretta a otto colpi. Stefano Mele, reo confesso dell'omicidio, aveva raccontato ai carabinieri di aver vuotato il caricatore e di aver sparato 8 colpi. Gli investigatori ne avevano contati solo sei, ma una nuova perizia dette ragione a Mele: i colpi erano 8. Da quel delitto in poi, cioè dal 1974 all'85 i colpi sparati sono stati 63 con una media dunque di 9 colpi a delitto. Quindi la Beretta usata dal '74 in poi portava più di otto colpi e non poteva dunque essere quella del primo delitto. Secondo il gip Valerio Lombardo che rinvia a giudizio Pacciani si tratta di una Beretta 22 modello 74 a 10 colpi. E i bossoli tutti uguali? Qualcuno tra gli investigatori pensa a una manomissione nell'archivio reperti.

L'aumento del numero di colpi sparabili potrebbe, come ben sappiamo, essere dovuto al cambio del serbatoio (o addirittura all'uso di due serbatoi o ad una parziale ricarica) ma la cosa appare comunque strana, considerato il tipo di arma e le sue pessime condizioni di manutenzione.

Il gioiello di questo articolo è però questo:

Qualcuno tra gli investigatori pensa a una manomissione nell'archivio reperti.

Cosa che dunque è ritenuta tecnicamente possibile...

Io ci butto sopra l'asso di bastoni del Cittadino Amico e facciamo scopa!


No, questa cosa non torna.
La perizia Zuntini non può non identificare compiutamente i reperti di cui tratta.

Mi pare che questo fu solamente un tentativo abbozzato per superare il problema della connessione di Pacciani col primo delitto del 1968, che era un problema davvero ingombrante da risolvere (e lo è tuttora!) e un elemento che metteva in crisi tutta la tesi di Pacciani Mostro (a dire il vero, anche la tesi di chiunque altro esterno alla "pista sarda").

Mi sembra più una speranza degli inquirenti, che non un fatto reale.

La [CENSORED] di Pacciani che l'articolo cita, era in realtà una scacciacani a salve a tamburo, che il Pacciani voleva, secondo una testimonianza che reputo del tutto irrealistica, far trasformare in una [CENSORED] vera semplicemente maggiorando le camere del tamburo Shocked senza altre modifiche alla canna Shocked e trascurando il fatto che solitamente queste armi non erano in genere realizzate in acciaio ma in lega leggera con inserti, proprio per impedire simili trasformazioni artigianali Cool


Henry, l'articolo è del 2002: Pacciani era già morto da 4 anni, già erano stati condannati i Compagni di Merende ma, soprattutto, si cercava già il secondo livello.
Nessuno quindi aveva interesse a risolvere il delitto del 1968 in chiave Pacciani, personaggio ormai superato dagli eventi e prossimo a diventare "uno che non c'entrava nulla"...

Ritengo che il discorso del biciclettaio (se noti del tutto fuori contesto e largamente fuorviante) sia stato inserito dall'articolista solo per vanità personale, per cercare di spiegare a modo suo la modifica dell'arma, non certo a seguito di un riferimento dell'investigatore che invece, chiaramente, si indirizza verso "due autori - due pistole - due storie diverse".

Il fatto importante è che non è possibile che un investigatore ipotizzi una manomissione nell'archivio reperti se c'è una perizia che permette comunque di scoprire tale manomissione. Se ne deduce, logicamente, che la perizia, necessariamente priva di documentazione fotografica dei fondelli, descrittivamente non fornisce elementi utili a differenziare un bossolo sparato dalla [CENSORED] del Mostro da un altro, dello stesso tipo, sparato da una [CENSORED] simile. Magari Zuntini, essendogli stato chiesto di valutare quale tipo di arma avesse sparato e non di dire se tale arma fosse la stessa che aveva esploso dei bossoli repertati in altra occasione, si sia concentrato sulla tipologia generale delle impronte, senza specificare le loro caratteristiche più minute cosa che, visto che la perizia non era comparativa, non aveva alcun senso in quanto esulava dai quesiti posti dal giudice. Zuntini certo non poteva imaginare che di tale delitto, che aveva un colpevole, si sarebbe trattato ancora e comunque erano presenti i bossoli in originale per eventuali future referenze.

So che appare incredibile ma non riesco a trovare una giustificazione capace di spiegare quell'ultima frase a proposito della manomissione nell'archivio reperti.

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Henry62



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MessaggioInviato: Sab Dic 26, 2009 10:57 pm    Oggetto: Rispondi citando

Pacciani non è mai uscito dalla vicenda, soprattutto nelle intenzioni degli investigatori, quindi il problema di spiegare il delitto del 1968 è sempre rimasto vivo.

Lo stesso capo del GIDES, ad un certo punto, ipotizzò in una intervista la presenza di 2 pistole, però lui si rifece ad un presunto reperto con tracce di rigature a 4 principi, anzichè i 6 della canna dell'arma del MdF.

Credo che sia semplicemente un errore di interpretazione: a mio parere si trattava di una palla deformata, in cui erano visibili solo 4 principi della rigatura a 6 principi.

Se così non fosse, sarebbe una vera enormità Exclamation

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De Gothia



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MessaggioInviato: Sab Dic 26, 2009 11:01 pm    Oggetto: Rispondi citando

Ragionando e ricordando vengono fuori altri elementi.

Si è sempre detto dell'incredibile provvida fortuna che ha permesso di ritrovare i bossoli spillati al fascicolo del processo d'appello a Stefano Mele tenutosi a Perugia, anche se, a rigor di legge, avrebbero dovuto già essere in fonderia da anni.
Grazie a questo e solo a questo "colpo di fortuna" si poté attribuire il delitto di Signa al Mostro.

Ora, io dico: se la perizia Zuntini fosse stata corredata di microfotografie, i bossoli avrebbero potuto anche non esserci. Se c'erano meglio ma non sarebbe stata la condicio sine qua non che è sempre stata presentata...

Invece si è sempre dato importanza fondamentale alla non distruzione dei bossoli, senza la quale Signa sarebbe rimasto un delitto riferito a Stefano Mele ed a lui soltanto.

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dan880



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MessaggioInviato: Dom Dic 27, 2009 6:18 pm    Oggetto: Rispondi citando

ma guarda che stefano mele è un colpevole al quale non ha mai creduto nessuno, sin dal 1968 secondo me. in molti sapevano che l'assassino vero era altra persona. e che il mele di armi non se ne intendeva affatto.

sulla chiusura della sua posizione processuale pesarono l'autoaccusa, i particolari che riferì sulla scena del delitto, il motivo che giustificava l'assassinio della moglie e il fatto che trovandosi a casa nelle ore del delitto (perchè quel pomeriggio si era fatto congedare dal cantiere in cui lavorava, per un malore) aveva materialmente la possibilità di andarlo a eseguire di persona.

con tutto questo cosa voglio dire?: che è sbagliato pensare a un depistaggio, nel 1982.

sarebbe stato un depistaggio se mele fosse stato riconosciuto, a tutti gli effetti, quell'omicida spietato che aveva freddato barbara locci e antonio lo bianco e se il caso di signa si fosse chiuso senza punti interrogativi.
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ruy



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MessaggioInviato: Dom Dic 27, 2009 9:51 pm    Oggetto: Rispondi citando

dan880 ha scritto:
ma guarda che stefano mele è un colpevole al quale non ha mai creduto nessuno, sin dal 1968 secondo me. in molti sapevano che l'assassino vero era altra persona. e che il mele di armi non se ne intendeva affatto.

Sì, ma accanto a lui, quella sera, c'era chi di armi se ne intendeva...
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dan880



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MessaggioInviato: Dom Dic 27, 2009 10:02 pm    Oggetto: Rispondi citando

questo è sicuro. forse divergiamo solamente sull'identità del vero colpevole Smile .
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ruy



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MessaggioInviato: Dom Dic 27, 2009 10:12 pm    Oggetto: Rispondi citando

dan880 ha scritto:
questo è sicuro. forse divergiamo solamente sull'identità del vero colpevole Smile .

Smile Smile Smile Smile Smile
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De Gothia



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MessaggioInviato: Lun Dic 28, 2009 1:05 am    Oggetto: Rispondi citando

dan880 ha scritto:
questo è sicuro. forse divergiamo solamente sull'identità del vero colpevole Smile .


Io, se permettete, divergo anche sull'identità... della vera pistola! Laughing

Voglio sapere CHI era l'avvocato perugino di Stefano Mele. Chiedo troppo? Wink

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Paz



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MessaggioInviato: Lun Dic 28, 2009 1:10 am    Oggetto: Ed il collegio di psichiatri e collaboratori Rispondi citando

Ed il collegio di psichiatri e collaboratori ?.....Anche quello sarebbe interessante.
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De Gothia



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MessaggioInviato: Lun Dic 28, 2009 1:51 am    Oggetto: Re: Ed il collegio di psichiatri e collaboratori Rispondi citando

Paz ha scritto:
Ed il collegio di psichiatri e collaboratori ?.....Anche quello sarebbe interessante.


Già, Paz, bella questa (a cui non avevo, ahimè, pensato)! Wink Svolgendosi il processo a Perugia, la perizia pizziatrica sarà stata affidata ad un luminare perugino...

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segugio



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MessaggioInviato: Lun Dic 28, 2009 1:55 am    Oggetto: Rispondi citando

Posto qui le immagini dal blog di Flanz degli articoli su proiettili e [CENSORED] usati dal mostro. Le informazioni raccolte vennero inviate a Brescia alla sede della Beretta per essere analizzate ed avere le maggiori informazioni possibili atte ad indiiduare le armi del mostro.

Il giornalista pare abbastanza ottimista delle risposte perchè dice che i proiettili sono stati tutti fabbricati prima del 1968 ed in lotti unici, mentre la [CENSORED] da quanto ho capito dovrebbe essere un modello 75 fabbricato alla fine degli anni 50.

Mi aspetto una doccia fredda da parte di Henry che sicuramente avrà dei dubbi su questi articoli, anche perchè i giornalisti come abbiamo visto non brillavano mai per precisione nei loro articoli facendo spesso gran confusione.


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