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Il Serial Killer Della Luna Piena - Il Vampiro di Parma

 
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Ale



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MessaggioInviato: Dom Mag 26, 2013 12:55 am    Oggetto: Il Serial Killer Della Luna Piena - Il Vampiro di Parma Rispondi citando

Scheda

Soprannome: il vampiro di parma
Periodo dei delitti: 1954 - 1967
Numero delle vittime: 4 (tutte prostitute)
Luogo dei delitti: Parma (Italia)
Caratteristiche e modalità dei delitti: strangolamento/soffocamento di prostitute; vittime in 3 casi su 4 abbandonate in luoghi di campagna; uccisioni avvenute sempre lo stesso giorno della settimana e sempre in notti di luna piena
Sospettati: Ennio Calzolari Camisani, processato e assolto


Storia

Gli anni cinquanta furono gli anni del serial killer della luna piena, un misterioso assassino che per anni terrorizzò le prostitute di Parma.
La sua storia inizia il 6 novembre 1954 alle ore 7,45 del mattino quando viene trovato in un fosso ai margini di una strada di Mariano il cadavere di una prostituta, nome d’arte “La Signora”, di anni 39. La macabra scoperta venne fatta dal bracciante agricolo Ermenegildo Bottazzi, che in bicicletta si stava recando al lavoro.
Esattamente cinque mesi dopo il contadino Ermenegildo Silvestri, recandosi di buon’ora al lavoro, trova il cadavere di un’altra donna. Giaceva riversa bocconi in mezzo ad un ampio tappeto erboso che rasenta l’argine destro del torrente Baganza nella immediata periferia della città: si tratta di un’altra prostituta, nome d’arte “La Cagna”, di anni 32.
Ai primi di settembre del 1957 un altro cadavere di donna veniva rinvenuto da un certo Attilio Zanichelli che stava andando in bici con la figlioletta sulla canna, percorrendo la strada che da Valera porta alla via Emilia, ad un noto santuario della provincia, quello della Madonna di Fontanellato. Nella prossimità di un boschetto di acacie, bocconi tra l’erba, trovò una ragazzona di montagna di anni 22, nome d’arte “La Pastora”. Giaceva ormai priva di vita: erano le ore 6,30 del mattino.
Una decina di anni dopo il cadavere di un’altra prostituta fu trovato, stavolta, nella casa della stessa vittima, in pieno centro storico in Borgo Merulo (l’ex Borgo della Morte). La vittima era una nota prostituta dell’epoca delle case di tolleranza, nome d’arte “La Bianchina”, che aveva precedentemente già subito un’aggressione restando semi-soffocata per varie ore. Conviveva con un possidente agricolo, un certo Ennio Calzolari Camisani, di anni 59, già marito della prima vittima, che fu accusato dell’omicidio della Bianchina, ma che fu assolto in appello per mancanza di prove.

- Le vittime -

Queste quattro donne, così diverse tra loro, hanno un comune denominatore che le colloca in una ben precisa prospettiva. Tutte e quattro sono morte soffocate o strangolate; tutte e quattro erano dedite alla prostituzione e, ad eccezione dell’ultima, sono state trovate abbandonate in campagna dopo essere state uccise altrove. Circostanza quest’ultima carica di significati inquietanti: tutte le vittime sono state trovate dopo la mezzanotte in nottate di plenilunio, di venerdì. “La Cagna” fu strangolata addirittura la notte del venerdì santo e tutto questo fece pensare ad un unico e tenebroso assassino. Un lupo mannaro assetato di sangue, che si aggirava nascosto dalle tenebre della notte in quei lontani anni cinquanta. Un vampiro che in circa 15 anni fece fuori ben quattro donne.
“La Signora” fu la prima vittima e il caso fece molto scalpore a Parma. Nessuno, se non una piccola cerchia di amici e colleghe, sapeva della sua attività. La posizione in cui fu trovato il corpo indicava chiaramente che la donna era stata adagiata nel fosso e non buttata. Le sue scarpe marroni erano prive di fango e di terra della strada. Vicino alla strada fu trovata una traccia chiarissima lasciata dalle ruote di un’auto. L’esame necroscopico rivelò segni asfittici di un certo rilievo e provò che la vittima pochi istanti prima di morire stava praticando all’assassino un particolare “gioco erotico”.
La seconda vittima, “La Cagna”, assassinata la notte del Venerdì Santo del 1955, in dieci anni di attività professionale era precipitata all’ultimo gradino della miseria umana: viveva in un anfratto ricavato all’interno di una arcata cieca di un muro di cinta del poligono di tiro alla periferia di Parma. Per letto, una panchina di pietra, un logoro telo di sacco, la parete esterna; pochi barattoli per suppellettili. L’acqua andava ad attingerla direttamente al vicino torrente, il Baganza. Il suo cadavere fu trovato in una gelida mattina d’aprile e, rimestando nel suo passato, affiorò una vita e dei personaggi di uno squallore sconcertante. Sua madre che era soprannominata “Ildon la stria” (Ildona la strega), ebbe tre figli da tre diversi uomini benché sposata ad un girovago avvinazzato, “Fasolen” (Fagiolino), che era giunto al punto di coricarsi insieme alla consorte ed al suo occasionale amico. “Ilda la Strega” finì i suoi giorni inghiottendo mezzo litro di varechina, mentre “Fasolen” se ne andava a vivere nel reggiano. Ma “La Cagna”, malgrado tutto, era capace di suscitare amori violenti: mentre viveva nella sua tana da cane randagio, si era innamorato di lei un certo Guglielmo il carrettiere che aveva lasciato moglie e figli per andare a vivere con lei nell’anfratto ma poi, cedendo alle insistenze dei parenti, aveva dovuto, suo malgrado, lasciarla. Chi la vide sul freddo marmo dell’obitorio disse che aveva un’espressione rassegnata. Il vampiro di Parma aveva tolto alla povera “bella di notte” il fastidio di dover continuare a vivere.
Anche "La Pastora” morì in una notte di plenilunio. Uscì di casa sul far della sera e vide distintamente la grossa luna mentre il suo cane Fuffi guaiva inquieto; così disse la sua compagna d’appartamento ai carabinieri dopo la scoperta del suo cadavere. Era stata soprannominata “La Pastora” dalle sue compagne di mestiere perché da ragazza, era nata a Monchio delle Corti, era stata vista pascolare le pecore ed era stata notata per la sua fiera e selvaggia bellezza. La giovane donna quella sera si era recata verso le nove in una osteria di via d’Azeglio, la “Libertas” e poco dopo si era allontanata verso una macchina nera che l’aspettava. Poi più nulla fino al ritrovamento del suo cadavere.
L’ultima vittima del vampiro della luna piena fu "La Bianchina" che esercitava il mestiere più vecchio del mondo da svariatissimi anni. Ai tempi delle case chiuse abitava in pianta stabile in una di esse in borgo Claudio Merulo, già Borgo della Morte. Aveva avuto due figlie: una sposata che mai ha fatto parlare di sé, e un’altra, studentessa, che era morta poco più che ventenne di leucemia. In molti si sono ricordati per anni con turbamento e compassione del povero corpo della giovane, composto in una camera ardente ricavata nell’atrio della casa di tolleranza dove la Bianchina lavorava. E si ricordano anche del suo campanellino che, dopo la chiusura delle case di tolleranza, le serviva di richiamo per attirare clienti. La sera lavorava, ma di giorno usciva a braccetto del suo Ennio.

- Il vampiro delle notti di luna piena -

Quando Ennio Calzolari Camisani fu arrestato, nelle sue tasche furono trovate circa due chili di cianfrusaglie: temperini, fischietti, chiavi, catenelle, scatoline, sferette metalliche e cose del genere. A farlo sospettare dell’omicidio fu la strana storia di due chiavi: erano quelle che aprivano la porta della stanza in cui la Bianchina morì. Gli agenti avevano trovato la porta chiusa, evidentemente l’aveva fatto l’assassino prima di fuggire. E queste chiavi le aveva Camisani su cui caddero i sospetti anche della morte delle altre tre vittime del “Killer della luna piena”. In appello fu assolto, ma i sospetti restarono perché, oltre ad essere stato l’ultimo compagno della Bianchina, fu anche il vedovo inconsolabile de “la Signora", la prima vittima.
Ennio Calzolari Camisani passò gli ultimi anni della sua vita, dopo gli anni di prigione a seguito del primo processo, a Rocca Prebalza, vicino a Berceto, in compagnia della sua vecchia madre completamente solo con i suoi drammatici ricordi. Morì qualche anno dopo nell’incendio della sua casa. Un misterioso incendio le cui cause non furono mai chiarite.

Foto

Un corpo di una vittima del s.k.

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La signora

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