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Peter Kürten - Il Vampiro di Düsseldorf

 
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Inviato: Dom Giu 25, 2017 6:57 pm    Oggetto: Ads

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Ale



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MessaggioInviato: Mer Mar 18, 2015 4:11 pm    Oggetto: Peter Kürten - Il Vampiro di Düsseldorf Rispondi citando


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Nato a Colonia il 26 maggio del 1883, Peter Kurten. è uno dei più celebri Serial Killer della storia. Fu l’unico ad aver organizzato la propria cattura, decidendo spontaneamente di consegnarsi alle forze dell’ordine ed obbligando a collaborare al suo progetto di redenzione la signora Kurten, sua moglie. Il tutto dopo almeno dodici omicidi ed un numero incredibilmente alto di aggressioni (nell’ordine di diverse decine), concentrate nel periodo tra compreso tra febbraio 1929 e maggio del 1930.

Peter è il più grande di tredici figli. Con la sua famiglia, quindici elementi in tutto, divide un angusto monolocale nella periferia industriale della città tedesca. I Kurten se la passano male, malissimo, visto e considerato che il padre, oltre a lavorare poco, spende praticamente tutto il salario di operaio in alcool. In una situazione del genere, sovraffollata, gravata da grosse difficoltà monetarie, da pressanti impellenze alimentari, che la rabbia e la frustrazione del signor Kurten si trasformassero in violenza barbara e cieca, pare quasi fisiologico. A Peter, il più grande, tocca di assistere spessissimo alle liti tra i genitori, come praticamente ogni giorno tocca di essere impotente spettatore di quella che è la cieca violenza con cui suo padre distrugge di botte la signora Kurten.

Davanti agli occhi dei figli, il padre non aveva problemi ad abusare violentemente della madre, rivendicando un “diritto alla sessualità” che sa di dominio, possesso, spersonalizzazione della figura femminile, ridotta, anche nel rapporto educativo che il padre fornisce ad i figli, a macchina da sesso, a manichino senza alcuna volontà. Peter ha già ventotto anni quando il padre finisce in galera per tre anni con l’accusa di aver violentato ripetutamente la figlia tredicenne. E’ l’occasione buona per la famiglia Kurten: la signora si risposa nel 1911 e lascia alle spalle il passato. Ma Peter era irrecuperabile.

A nove anni, come se l’influenza brutale del padre non fosse già sufficiente, entra un accalappiacani, che viene tenuto sotto il tetto di casa Kurten in cambio degli spiccioli sufficienti a mettere qualcosa in tavola ogni giorno, un qualcosa che, comunque, non basta mai. Questo accalappiacani, folle e minorato, insegna a Peter a masturbare i cani ed a torturarli. La sessualità, dunque, Peter la scopre attraverso i visi deformati dal dolore di sua madre e dalla furia di suo padre, oppure attraverso i guaiti di dolore dei cani che obbliga, nel dolore, agli amplessi masturbatori. A Peter, del sesso, resta in testa solo che lo si impone agli altri, che nel [CENSORED] ad una componente è dato desiderare, all’altra solo sottostare nel dolore e nella umiliazione…

Peter continua a caricarsi di stimoli violenti, sadici, distruttivi… In attesa di esplodere, a dieci anni, per la prima volta, quando commette i primi due omicidi. E’ al ruscello, con due amici. Ne spinge in acqua uno, tirandolo giù, annegandolo, sentendolo soffrire, dibattersi sotto le sue mani che lo tengono sotto, gli negano il respiro. Lo sente lottare, cedere, crepare… Poi passa all’altro, accorso a salvare l’amico, senza aver capito cosa è davvero successo. Nel secondo caso, però, per aggiungere un brivido a tutto, s’immerge sott’acqua completamente e tira giù il malcapitato: vuole guardarlo in faccia, mentre soffoca.
Il Reno restituisce i due cadaveri… E Peter, lì presente, può godersi da perfetto estraneo il ritrovamento dei due ragazzini, morti, a detta delle autorità, per un “tragico incidente”.

Amplifica la violenza delle sue fantasie iniziando ad uccidere gli animali con cui si accoppia, soprattutto gli agnelli, che colpisce con un coltello alla gola mentre sta eiaculando. Affermerà in seguito di aver provato un’estasi mistica più nel colpo di coltello che nell’amplesso stesso.

A sedici anni scappa di casa e finisce in carcere per la prima volta. Le prime sentenze, delle 27 collezionate, riguardano piccoli furti di cibo e vestiti. L’esperienza carceraria in sé lo mina ancor più: l’interscambio carcerario di fantasie brutali e perverse lo stimola tremendamente, al punto che, per poter meglio fantasticare, meglio elaborare, decide di farsi volontariamente confinare per essere solo, con le proprie perversioni.

Quando torna in libertà, la prima volta, piuttosto che tornare a casa, inizia una convivenza con una prostituta specializzata in prestazioni masochiste, una donna di trentacinque anni. Testimone degli amplessi di clienti sadici, completato il proprio divezzamento anche con la scoperta visiva delle umiliazioni più raffinate, Peter è pronto ad esplodere del tutto. Iniziano le aggressioni, gli stupri e le sentenze di detenzione. Peter entra ed esce di galera accumulando un odio per la società che presto si sarebbe trasformato in desiderio di vendetta totale.

La carriera omicida di Peter Kurten inizia nel maggio del 1913, esattamente il 25 del mese, quando, durante un furto in un appartamento, Peter si imbatte in Christine Klein, di dieci anni, che dorme nel suo letto. Peter la stringe con una violenza inaudita straziandole il collo, finché il corpo non rimane immobile, ormai privo di sensi, ma ancora vivo. E’ quando la bambina sviene che Peter tira fuori un temperino dalla tasca e colpisce con la lama meno lunga, meno appuntita, la sua gola. Si lancia a morderle il collo, a [CENSORED] il sangue direttamente alla fonte, che strazia con due morsi evidentissimi. La tiene ferma col peso del suo corpo, con il braccio sinistro, mentre con la mano destra fruga sotto le mutandine della e le imbratta la [CENSORED] del suo liquido seminale. Kurten lascia l’abitazione e corre a casa… Mentre dell’omicidio di Christine Klein, figlia di Peter Klein, è accusato lo zio, Otto Klein. Ad “inchiodare” quest’uomo, un fazzoletto da tasca con incise le iniziali P.K. (Peter Kurten, ma anche Peter Klein) che lo zio, desideroso di vendetta, avrebbe lasciato intenzionalmente sul luogo del delitto perché la colpa di quell’abominio ricadesse sul padre della bambina, colpevole, secondo l’accusa, di aver fatto uno sgarbo imperdonabile al fratello minore.

Peter esce indenne, galvanizzato dall’esperienza, ma finisce dentro per furto, e ci rimane fino al 1925, sodomizzando brutalmente varie vittime, nelle celle del penitenziario di Colonia. Quando esce dal carcere, per rifarsi una vita, inizia a lavorare in fabbrica e diviene addirittura quadro sindacale. Un trasferimento lo costringe a spostarsi a Dusseldorf, nel gennaio del 1929, dove sceglie la sua seconda vittima, una seconda bambina: Rosa Ohliger. Viene ritrovata in un fossato, cosparsa di liquido infiammabile per lampade; l’assassino, dopo averla ferita, massacrandola, con tredici pugnalate inferte con violenza e brutalità, ha cercato di incendiare il cadavere.

Dalle tracce lasciate sul corpo e sul luogo del delitto, agli inquirenti pare chiaro che l’assassino ha prima massacrato Rose, le ha morso collo e petto più volte prima di pugnalarla, ha bevuto il sangue che perdeva dalle ferite (vengono ritrovate varie tracce di saliva) e ha poi imbrattato la sottana della bambina, con il liquido seminale che ha sicuramente emesso durante tutta questa operazione e non in un approccio di violenza sessuale. E’ poi tornato, dopo tempo, quasi un giorno, sul luogo del delitto, per cercare di incendiare il corpo. Senza esservi riuscito. La sparizione ed il ritrovamento di Rose seguivano di neppure una settimana la brutale aggressione subita da Frau Kuhn, accoltellata ventiquattro volte. E’ in questa occasione che Peter sperimenta, per la prima volta, il piacere, tutto sessuale, che un assassino prova a ritornare sulla scena del delitto.

Quella sera, quando la signora Kuhn è ritrovata, Kurten torna ben due volte sul luogo del delitto ed entrambe le volte ha un orgasmo spontaneo. Nasce anche così un rituale, con la scoperta di un piacere procurato da un atto particolare. Tornare sul luogo del delitto, per Kurten, diverrà un' abitudine che onorerà, in futuro, ad ogni delitto…

Cinque giorni dopo l'omicidio di Rose, Peter, torna in azione, questa volta massacrando di coltellate il signor Scheer, un operaio meccanico. Anche questa volta, Peter prova puro piacere sessuale e totale appagamento. Tornando sul luogo del delitto, questa volta, si azzarda ad intavolare un dialogo molto lungo con uno degli inquirenti. L’ufficiale in questione dichiarerà dopo che mai avrebbe pensato che quell’uomo così distinto ed insospettabile fosse in realtà l’autore dei delitti che dal 29 al 30 sconvolgeranno la città di Dusseldorf.

Per questa serie breve di omicidi finisce dentro lo “scemo del villaggio”, un tale Stausberg che, dopo essere stato catturato per tentata violenza sessuale, confessa anche gli omicidi di Peter Kurten. La polizia, dunque, non fece altri controlli.

Trascorrono sei mesi, densi di aggressioni notturne compiute contro ignari passanti dei boschi, contro ragazze sperdute, lontane da casa… Ma senza che vi siano morti sospette fino al 21 agosto. Quello stesso giorno, tre donne diverse che, in momenti diversi della giornata, sono state aggredite da un maniaco, armato di ascia, che le ha tramortite, mutilate e ne ha poi bevuto il sangue, penetrandole violentemente con le dita sporche del proprio sperma.

Passano due giorni ed a cadere vittime della violenza del Mostro di Dusseldorf, durante la fiera di paese, sono due sorellastre di quattordici e cinque anni, alle quali viene riservato un violento trattamento post-mortem, ma la morte fu rapida. Peter spezza il loro collo. magro. Anche alle due bambine fu succhiato il sangue e, post-mortem, Kurten ripetè il procedimento con le dita.

Il 24 Kurten prova ad uccidere Gertrude Schulle, una sciagurata capitata a Dusseldorf. Gertrude non si concede a Peter, neppure quando questo le richiede gentilmente e promettendo compenso, delle prestazioni sessuali. A quel punto, di fronte al rifiuto, Peter prende, come è abituato a fare, ciò che vuole, ed accoltella più volte la donna, senza accorgersi, questa volta, di averla lasciata in vita. La ragazza descrive un uomo distinto, di bell’aspetto. Ma una descrizione del genere non ha nessuna utilità, visto e considerato che si tratta di una elaborazione con categorie troppo soggettive (bellezza e buon apparire).

E' ottobre. Nel giro di mezzo mese fa fuori tre donne (Reuter, Meuer e Wanders), dopo averle violentate brutalmente e dopo aver succhiato il loro sangue attraverso squarci procurati a colpi di ascia o con ripetute coltellate. Peter inizia anche a proporre sfide ai giornali, rivelando dove si trova il cadavere di una bambina di 5 anni, che ha personalmente brutalizzato, dissanguato, massacrato. Dopo questa morte, tuttavia, a Dusseldorf si susseguiranno solo attacchi non mortali, portati avanti sempre dal solito figuro inafferrabile: Peter Kurten.

Il 14 di maggio, arrivò in città di una cameriera disoccupata, in cerca di lavoro. La ragazza, Maria Budlick, giunge in città e si trova a vagare per le strade senza una guida. Quando un uomo si avvicina per darle una mano, la ragazza ingenuamente cede, visto e considerato che non vede pericolo a farsi accompagnare da un uomo discreto e gentile, oltretutto per le affollate vie del centro città. Quando l’uomo tenta, però, di portarla lungo strade meno trafficate e, successivamente, in un parco isolato, essendo anche l’ora del crepuscolo, la ragazza si spaventa. Conosce le storie che si raccontano su Dusseldorf, sa del mostro e ha paura.

Ma, improvvisamente arrivò un uomo a "salvarla". La portò via e le offrì ospitalità nello stabile di cui era proprietario. La ragazza, si misero d'accordo che resterà lì per la prima settimana senza pagare un soldo, di modo da avere la possibilità di trovare con più calma occupazione. La giovane, segue il gentile signore fino al suo appartamento, ingannata dalla gentilezza e dal buon aspetto, ma si trattava di Peter Kurten. Il mostro la conduce con tranquillità in casa, mentre la moglie è assente per delle faccende da sbrigare a Colonia, per conto della sua famiglia. In casa, Kurten si sente fortunato e tenta un approccio soft con la ragazza che, delusa, chiede di essere accompagnata in strada…

Peter la riaccompagna in strada, fino al parco a due km di distanza, per un dedalo di viuzze che la giovane non può conoscere. E’ sicuro, così, di non poter essere rintracciato. Neppure quando violenta la ragazza minacciandola con un coltello, può sapere che Maria ricorda a memoria indirizzo e numero civico e che ha intenzione di rivolgersi alla polizia.

Quando il giorno dopo la ritrova sotto casa, Peter capisce che ha le ore contate. Attende sua moglie alla stazione, le racconta tutto, della violenza sessuale, dell’inganno ordito alla ragazza e le chiede di dimenticarsi di lui, visto e considerato che resterà in carcere almeno per 15 anni. Al rifiuto della moglie di accettare la situazione ed alla promessa che, qualora Peter sarà arrestato, lei si toglierà la vita, non essendo capace di sopportare gli stenti cui di sicuro sarà condannata, Peter, per amore, decide di confessare alla moglie tutti i suoi delitti e le chiede di essere lei, direttamente, a denunciarlo alla polizia, per poter poi intascare la lauta taglia e poter vivere dignitosamente, di rendita, per molti anni.

La moglie inizialmente non è d'accordo, ma poi decide di assecondare il desiderio del marito, soprattutto quando lui stesso le chiede di fare un’azione per il bene dell’umanità. Peter Kurten viene arrestato alle tre di pomeriggio del 24 maggio 1930. L’uomo è subito sottoposto allo studio attento di un famoso psichiatra, il dottor Berg.

Il processo lampo, nel quale fu condannato, sentenziò che a Peter sarebbe stata staccata la testa dal corpo. Una ghigliottina, caso strano in Germania, fu preparata nel piazzale del carcere di Klingelputz e fu oliata nel secondo giorno di giugno del 1932, solo un’ora prima di quella stabilita per l’esecuzione. Kurten chiese, poco prima che la lama gli cadesse sul collo, se sarebbe riuscito a percepire il getto di sangue inondargli il viso, una volta decapitato. “Sarebbe il piacere dei piaceri!” sentenziò l’attimo prima che il boia lasciasse libera la lama.

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