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Il delitto della Cattolica
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Giulia



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MessaggioInviato: Lun Feb 23, 2009 5:42 pm    Oggetto: Il delitto della Cattolica Rispondi citando

La dottoressa Simonetta Ferrero, se fosse viva, oggi sarebbe una distinta signora milanese di mezza età, probabilmente una donna di successo, felicemente sposata e con figli.


Nata nel 1945 in una una famiglia benestante nel Monferrato, Simonetta ha un padre, Francesco, dipendente della Montedison mentre la madre - laureata in lettere - è casalinga e uno zio è monsignore. Ha due sorelle: Elena, di 27 anni, assistente di chimica alla Statale ed Elisabetta, 19enne che studia biologia. Simonetta si è laureata nel 1969 in scienze politiche alla Cattolica con una tesi su "Il premio nell'ordinamento costituzionale inglese". Grazie all'aiuto del padre viene assunta alla Montedison al Centro laureati di Piazzale Cadorna 5 e si occupa della selezione del personale; inoltre si occupa di volontariato nelle Dame di san Vincenzo e nella Croce Rossa, frequenta un cineforum e si dedica nel poco tempo libero allo sci ed al tennis. Attraente ma non vistosa, ha avuto qualche flirt di breve durata ma non è fidanzata ufficialmente anche perché ha un'idea molto precisa sull'uomo dei suoi sogni: una persona di successo, seria, più che un "principe azzurro". Amici e conoscenti la descrivono come una persona discreta e piacevole, stimata da tutti e molto competente. Sicuramente una ragazza che non ha nemici. O così sembrerebbe.

Sabato 24 luglio 1971 Simonetta deve sbrigare alcune commissioni: andare dall'estetista in via Dante, da un tappezziere per scegliere dei rivestimenti per le sedie di casa e in banca per cambiare le lire in franchi francesi, dato che partirà per la Corsica in serata con la famiglia; inoltre ha promesso alla sua amica Antonia di passare in università. Decide di andare subito in banca e poi alla Cattolica per sbrigare la commissione all'amica: entra dal portone di largo Gemelli non sapendo che la libreria universitaria è chiusa da due settimane, così si reca all'altra libreria dall'altro lato del cortile, trovando chiusa anche questa. Si reca dunque nei bagni, di cui conosce l'ubicazione perché l'ambiente le è familiare, e sarà proprio quello il luogo dove verrà ritrovato il suo corpo senza vita.
I genitori l'aspettano per pranzo ma, non vedendola arrivare, si allarmano; denunceranno la scomparsa al commissariato di zona Magenta.

Mario Toso, un seminarista di 21 anni che frequenta la facoltà di filosofia, alle nove del mattino di lunedì 26 luglio sale le scale del Blocco G cercando il luogo dove effettuare delle ricerche. Raggiunto l'ammezzato si insospettisce dallo scrosciare ininterrotto dell'acqua che proviene dal bagno delle donne: una volta entrato scopre il corpo di Simonetta colpito da 33 coltellate, di cui sette mortali e dodici su ventre, collo e volto. Il corpo era ancora vestito e non vi erano segni di violenza; ferite sulle mani e macchie sulle pareti confermarono che la ragazza tentò di difendersi. Chiamato aiuto, il ragazzo si precipiterà a casa in preda al panico e tornerà dopo due giorni a testimoniare l'accaduto. Il suo alibi per il giorno del delitto, comunque, è solido. Sulla scena accorrono le forze dell'ordine, assistite dal S.P. Paolillo, dai commissari Caracciolo e Rosati, nonché dal maggiore dei CC Rossi. Il riconoscimento della salma fu affidato a due lontani parenti, perché il padre della ragazza fu colpito da due infarti e la madre ebbe un collasso una volta appresa la notizia.

Si scoprì che Simonetta non era andata alla Cattolica per fare un favore chiesto da un'amica un mese prima, quindi cosa era andata a fare alla Cattolica quella mattina? Poco prima era entrata in una profumeria di corso Vercelli. Una commessa del negozio ricordò di aver notato una Fiat 500 bianca accostata, ma non seppe dire se aspettava Simonetta, e se all'uscita la ragazza salì su quella macchina oppure proseguì a piedi. Inoltre nell'Università in quel periodo c'erano alcuni muratori al pianterreno che stavano usando il martello pneumatico per i lavori di rifacimento del parquet, ascoltati in Commisariato venne accertata la loro estraneità ai fatti. Quindi l'assassino aveva sfruttato o il frastuono provocato dai lavori o la pausa pranzo quando l'Università era deserta.

Era da escludere lo scopo di rapina dato che nella sua borsetta vennero trovate sia lire che franchi francesi, ma rimane in forse il tentativo di violenza sessuale. Il movente poteva essere la mancata assunzione di qualche laureato alla Montedison, ma la pista fu scartata in seguito alle indagini. Il 28 luglio fu eseguita l'autopsia. Nel corso dell'esame autoptico, svolto all’istituto di medicina legale ed eseguito dai professori Falzi e Basile, si scoprì quanto aveva sofferto Simonetta. Le coltellate inferte erano trentatré, tutte con una coltello ben affilato a lama lunga, come quelli usati per tagliare il salame o in macelleria. Ventisette su trentatré colpi erano entrati in profondità, colpendo numerose volte il torace e l'addome e con esso gli organi vitali. Sette i colpi mortali, uno dei quali aveva reciso in due la carotide. Inoltre erano presenti altre ferite sulle mani, usate evidentemente per difendersi e alla schiena. Fu confermata l'assenza di violenza sessuale.

Il 29 luglio, nella chiesa di piazzale Brescia, si svolsero i funerali dell'innocente vittima celebrati dallo zio monsignore, al quale presenziarono molte crocerossine, studenti della Cattolica e colleghi di lavoro. Le indagini non si fermarono e si allargarono alla provincia seguendo le segnalazioni di alcuni maniaci che avevano importunato altre ragazze all'università, ma senza esito. Il 2 agosto gli inquirenti conclusero che l'assassino aveva avuto tutto il tempo necessario per cambiare abito, lavarsi dal sangue della vittima e lasciare l'università deserta. Il 4 agosto furono trovati nella Cattolica un fazzoletto, uno straccio e un indumento blu. Nel 1994 una donna scrive al prefetto di Milano Achille Serra raccontando che una sua amica era stata molestata da un religioso e ipotizzando un collegamento con l'omicidio della Cattolica. Viene sospettato un padre spirituale veneto di 50 anni, che aveva 27 anni all'epoca dell'omicidio ed era stato allontanato dall'università perché importunava le ragazze. Ma questa segnalazione non trova conferme.

L'assassino ha potuto contare su molti elementi a suo favore: l'Università all'ora di pranzo era quasi deserta, si stavano svolgendo rumorosi lavori di ristrutturazione molto vicini ai bagni; forse aveva già incontrato Simonetta di nascosto, la conosceva oppure l'aveva seguita. A distanza di più di trentacinque anni dall'omicidio di Simonetta non si sa ancora chi l'abbia uccisa così barbaramente e nessuno ha pagato un giorno di carcere per la sua orrenda morte.

Fonte:
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La fototessera della ragazza - con quel volto serio e assorto - è probabilmente l'unica foto conosciuta di lei. Quest'estate, comunque, su un quotidiano (non ricordo quale) un articolo che ricordava il delitto era corredato da un'instantanea a colori che la ritraeva con un largo sorriso mentre brindava vicino ad un albero di Natale. Un'immagine felice.

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Non c'è prezzo per la miticità. E neppure per l'attraenza.
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MIRIANA



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MessaggioInviato: Ven Apr 03, 2009 7:14 pm    Oggetto: Rispondi citando

Bello questo tuo articolo!
Fatto molto bene!

In questo delitto c'è qualche cosa di molto ma molto strano: innanzitutto, il fatto che la ragazza si trovasse in ateneo quella mattina visto che la motivazione delle dispense per il fidanzato dell'amica fu scartata. Una motivazione potrebbe essere il bagno anche se DUBITO che una ragazza così seria e prudente si sia avventurata da sola nei bagni di una scala semi deserta! Da non dimenticare poi che Simonetta svolgeva lavori di ricerca per l'ateneo oltre al suo lavoro di impiegata alla selezione del personale alla Montedison...potrebbe essersi recata in università per consultare qualche bacheca o magari vedere se c'erano avviss nuovi dato che poi sarebbe partita per le ferie.
Avrebbe dovuto poi recarsi in via Luini, dietro alla Cattolica, per portare un campione di stoffa da un tapezziere ed alle 12.00 aveva appuntamento con l'estetista in via Dante. La domanda è: come mai quella mattina Simonetta, pur avendo delle commissioni da sbrigare, si attarda in ateneo??? Tenendo conto poi che negli anni '70 si pranzava verso le 12.00-12.30 max 13.00 e lei non aveva detto ai suoi che sarebbe rimasta fuori a pranzo (anche perché alle 18 aveva il volo per la Corsica) mi risulta strano pensare che potesse fare così tante cose in lasso di tempo così ridotto (esce alle 10-10.30 di casa, prende il tram 15, scende in corso Vercelli, va in una libreria, in una profumeria ed ad un cambio valute...dopodiché avrebbe dovuto recarsi dal tapezziere e dall'estetista e tornare in via Osoppo...mah!).
Secondo la ricostruzione, Simonetta varca la porta dell'ateneo poco dopo le 11.00 (quindi, indicativamente, 11.10-11.20...) e si reca alla scala G...
sempre secondo la ricostruzione, Simonetta venne trovata, durante l'autopsia, con la vescica vuota, quindi ciò significa che era riuscita ad urinare nelle toilettes e che probabilmente era stata aggredita appena era uscita dal gabinetto (per gabinetto intendo lo stanzino dove c'è il water). Ma, se l'ateneo chiudeva alle 13.00, max 13.30, VERAMENTE IL KILLER HA COLPITO VERSO LE 11.10-11.20?????? Rischiando davvero che entrasse qualcuno tra, supponiamo le 11.30-12.00 e le 13.30 e trovassse la ragazza appena uccisa? O Simonetta è stata uccisa più tardi, quasi verso l'orario di chiusura perchè prima si è attardata con qualcuno che aveva incontrato o magari aveva fatto altro (non so, magari, appunto qualche cosa inerente alla ricerca)?? LA prima cosa che non torna SONO GLI ORARI!
Altra stranezza: la Scientifica, stando a quanto io ho letto, appurò che il killer NON AVEVA SCAVALCATO NESSUNU CANCELLO. Quindi, il mostro si è nascosto per forza in ateneo. Ma coma ha fatto a passare inosservato??!! Dove si è cambiato? Si può essere proprio sicuri che nessuno sia tornato sul luogo del massacro la Domenica??? Ho sentito una trasmissione in cui si diceva che la ragazza era stata trovata sotto i lavabo, vicino alla finestra, probabilmente per cercare di chiedere aiuto...
in un'altra invece ho sentito che aveva cercato di guadagnare l'ingresso...
Secondo me, oggi, alla luce delle nuove tecniche, analizzando gli abiti e la borsetta che Simonetta indossava quel giorno, si potrebbe venire a capo di qualche cosa...
Ulteriore stranezza: una lettera anonima arrivata agli inquirenti nel 1993 parlava di una ragazza molestata nel '74-'75 da un padre spirituale il quale era stato di colpo allontanato...ma io ho sentito che un prelato fu allontanato due anni dopo il delitto, quindi nel '73...
l'autore della lettera disse anche che, alla lunga, aveva messo in relazione quel sacerdote col delitto avvenuto nei bagni e che tale delitto sarebbe collegato a quello di Lidia Macchi, uccisa a Varese nel 1987.
Gli inquirenti invitarono l'autore della lettera ad andare da loro ma costui NON SI FECE PIU' SENTIRE. Aveva paura? Sapeva troppo e aveva capito forse di aver parlato troppo? Se la lettera fosse credibile, sicuramente l'autore è qualcuno che sa qualche cosa...
un altro sacerdote invece fu mandato in missione - si disse -in Cambogia e non fu mai rintracciato........quindi, a conti fatti, i sacerdoti allontanati sono due...la cosa però molto torbida è questa: se davvero c'era un prete che infastidiva le studentesse, COME MAI SOLTANTO UNA PARLO'?
Possibile che tale prelato avesse cercato di molestare solo una ragazza fra le tante che circolavano in Cattolica???
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TORNADO09



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MessaggioInviato: Mer Apr 29, 2009 4:22 pm    Oggetto: Rispondi citando

Un delitto molto controverso e contradditorio per gli aspetti.

Infatti darebbe l' idea di un omicidio casuale dove vittima e carnefice nn si conobbero.
Ma la facilità con cui l' assassino si volatilizzò lascia aperte altre ipotesi, tipo quella della buona conoscenza della struttura universitaria.

Altro punto, la modalità di esecuzione dell' assassinio, che porta a pensare, per certi versi a un maniaco casuale e per altri a un' atteggiamento premeditato, visti i particolari del martello pneumatico in azione e lo stesso modo di tirare in trappola la sua vittima, compresi i particolari dell' aggressione.

E' un argomento dove la dinamica del fatto, risulta contraddittoria!
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MIRIANA



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MessaggioInviato: Sab Mag 30, 2009 11:14 am    Oggetto: DELITTO CATTOLICA Rispondi citando

Già...è un fatto molto contraddittorio.

Il collegamento con l'omicidio di Lidia Macchi c'è, comunque, eccome: i due delitto si snodano nell'arco della zona MILANO (dove entrambe studiavano)-
VARESE (dove Lidia viveva). Dov'è il collegamento?

Innanzitutto, la personalità delle due vittime e la loro frequentazione di ambienti cattolici...poi, Simonetta fu collegata alla zona di Varese in questo senso: Simonetta lavorava in piazzale Cadorna 5, lì ci sono le ferrovie Nord.
Dopo l'omicidio Ferrero, alcune studentesse della Cattolica segnalarono la presenza di un losco individuo SULLA LINEA FERROVIARIA MILANO-SARONNO ( vicino Varese). Tale individuo era un certo G. B., seminarista allora 25enne. Ma fu scagionato perché quando fu fermato nella sua borsa vennero trovati solo messaggi deliranti contro donne, automobilisti milanesi ecc...ma non sembrò affatto essere collegato all'omicidio di Simonetta.
Finì in una clinica pischiatrica.
Altro collegamento: ANCHE DOVE FU UCCISA LIDIA MACCHI vicino si trovava un CANTIERE (in Cattolica invece c'erano gli operai ai piedi della scala G).Similitudine inoltre nelle coltellate inferte.
Chi uccise Simonetta sembrava covare una gran rabbia verso di lei...ma anche chi uccise Lidia parve accecato dall'odio perché anche lei fu massacrata!
Altra cosa strana: dopo la morte di Simonetta, due impiegate dissero che il Giovedì precedente, erano state tampinate da un giovane strano che pronunciò un discorso osceno.
Guarda caso, prima della sparizione di Lidia Macchi, una donna disse che lì, nel parcheggio dell'ospedale di Cittiglio, era stata avvicinata da un giovane sui 25 anni, il quale aveva un fare minaccioso.
Guarda caso, in entrambi i casi, gli omicidi sono preceduti dall'aggirarsi attorno al luogo collegato alle vittime di LOSCHI PERSONAGGI!
E se costoro fossero stati mandati da qualcuno per sviare le indagini?
Nel caso di Simonetta sarebbe utile risalire all'orario della morte vero e proprio: se lei fosse morta prima delle 12.00, vorrebbe dire che l'assassino ha rischiato grosso perché qualcuno sarebbe potuto entrare nelle toilettes subito dopo...vorrebbe dire anche che Simonetta non si è attardata in ateneo poiché sarebbe dovuta andare ancora dal tapezziere e dall'estetista.
Se invece Simonetta fosse morta davvero intorno alle 13.00, ciò vorebbe dire che il mostro ha colpito poco prima della chiusura, onde evitare di essere visto....vorrebbe anche dire però che SIMONETTA AVEVA RINUNCIATO AD ANDARE NEGLI ALTRI DUE POSTI PER QUALCHE MOTIVO (ad es., attardarsi in ateneo per qualche motivo collegato al suo lavoro di ricercatrice; oppure attardarsi perché ha incontrato qualcuno...).
Il mistero è proprio questo: Simonetta si recò subito nelle toilettes dopo aver visto che le due librerie erano chiuse oppure si fermò in ateneo per qualche motivo?????????

Oggi, forse, alla luce delle nuove tecnologie, si potrebbe tentare di stabilire l'orario esatto della morte. I brandelli di pelle ritrovati sotto le unghie della povera ragazza, poi, potrebbero indicare qualche cosa sul DNA dell'assassino (o assassina.........).

Un'altra cosa MOLTO STRANA: il delitto avvenne nel '71, la lettera anonima parla di una ragazza molestata nel '74-'75...
quindi, le date non tornano perché io ho capito che un prelato venne allontanato immediatamente dall'ateneo nel '73, cioè due anni dopo il delitto........dunque, se il delitto è avvenuto nel '71, la molestia avvenne nel '74.'75.............NELL'ARCO DI TEMPO FRA L'OMICIDIO E LA PRESUNTA MOLESTIA AD UNA STUDENTESSA POSSIBILE CHE NESSUN'ALTRA STUDENTESSA SIA STATA INFASTIDITA?????????
Pare girare una sorta di misteriosa omertà intorno a questo caso........
Infatti, la persona che inviò la lettera anonima, TALE T.B., fu invitata dall'allora questore ACHILLE SERRA a presentarsi per parlare del fatto MA QUESTA PERSONA NON SI FECE MAI PIU' SENTIRE.
PERCHE'????????????? La lettera accusava un prete e collegava la morte di Simonetta a quella di Lidia Macchi.........come mai però non si fece più sentire????????




Nel caso Ferrero, appunto, NON TORNANO
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mlongo



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MessaggioInviato: Mer Nov 03, 2010 8:51 pm    Oggetto: Rispondi citando

Qualche analogia viene rilevata pure con il delitto di via Poma tanto e' vero che nella lista dei 31 sospettati dell' omicidio di Simonetta Cesaroni ,e' stato inserito una persona a suo tempo sospettata per questo delitto.
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tenebre



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MessaggioInviato: Mer Nov 03, 2010 8:57 pm    Oggetto: Rispondi citando

sono sciocchezze, mlongo.
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tenebre



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MessaggioInviato: Mar Nov 09, 2010 1:53 pm    Oggetto: Rispondi citando

a quasi 40 anni di distanza (il prossimo 24 luglio) da questo delitto, penso che l'assassino di simonetta ferrero fu un pericoloso psicolabile che bazzicava intorno all'università-teatro del massacro oppure al suo interno.

difficile pensare che l'aveva notata in strada e che aveva programmato il suo attacco sin da quel momento: lui non poteva prevedere che la vittima si sarebbe recata nella scala g del dipartimento di scienze politiche dell'ateneo per espletare un bisogno fisiologico nella toilette.

avrebbe dovuto mettere in conto di aggredirla in strada, e non è possibile. non ne ricavava niente e sarebbe stato di certo arrestato.

tuttavia, penso che l'omicidio non si verificò subito (appena la ragazza entra nei bagni femminili), perchè la sua vescica fu trovata vuota in sede autoptica.

l'assassino aspetta che lei termini e poi si getta sulla ragazza in un concitato corpo a corpo. ad un certo punto afferra il coltello che ha con se e la colpisce 42 volte (sette saranno le ferite mortali).

simonetta cerca di schivare le coltellate, bloccarle e fuggire da lì.

dimenandosi vicino ai muri e alle porte degli altri bagni (macchiati di sangue), proteggendosi con le braccia o afferrando la lama con le mani. finchè non soccombe definitivamente, cadendo sul pavimento.

nonostante ci siano una trentina di studenti sullo stesso ballatoio e nonostante è quasi mezzogiorno, non la sente nessuno. ci sono degli operai a lavorare lì vicino, con un chiassoso e assordante martello pneumatico in funzione (finiranno di adoperarlo alle ore 12).

terminato il delitto, l'assassino ancora con le mani sporche di sangue si affaccia fuori dai bagni per vedere se qualcuno s'è accorto di qualcosa o sta sopraggiungendo.

torna indietro, va al lavabo, si lava le mani, sciacqua il coltello e poi probabilmente adopera gli asciugamani di carta per pulirsi alla meglio la suola delle scarpe. poi se ne va via, lasciando il rubinetto dell'acqua aperto.

gli unici indizi che ha lasciato dimostrano che era alto tra 1 metro e 80 e 1 metro e 85 centimetri e che aveva le dita delle mani molto grosse.
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mlongo



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MessaggioInviato: Mar Nov 09, 2010 5:42 pm    Oggetto: Rispondi citando

Nella rampa sottostante c' erano degli operai che stavano lavorando, come mai nessuno di questi sente le grida disperate di Simonetta , e come fa l' assassino a uscire completamente imbrattato di sangue.?
La finestra del bagno dove e' avvenuto il delitto era aperta e dirimpetto abitava una signora invalida che data anche l' arsura stava tutta la giornata affacciata , possibile che non ha visto niente?
Per tenebre, guarda che le modalita' omicidiarie dell' assassino della Cattolica sono molto simili con quello di via Poma, tanto e' vero che un sospettato del delitto del 71 e' stato incluso nell' elenco dei 31 sospettati del 90.
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tenebre



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MessaggioInviato: Mar Nov 09, 2010 9:19 pm    Oggetto: Rispondi citando

bisognerebbe vedere quanto questo assassino era imbrattato di sangue realmente: perchè se anche l'omicida era legato a quel posto in maniera fissa, è difficile pensare che riusciva a rendersi inosservato ad altre persone e che poteva occultare le tracce di un delitto da poco compiuto.

e chi fa un delitto come quello dimostra di essere un soggetto molto pericoloso: gira con un coltello, aggredisce le persone come se nulla fosse e dovunque queste si trovano e agisce d'istinto.

c'erano molte possibilità di scoprirlo, prima che lasciasse quei bagni femminili della scala g. ma purtroppo il caso e il destino lo hanno favorito: nessuna delle studentesse che quella mattina si trovavano nel dipartimento di scienze politiche usufruì della toilette negli attimi immediatamente successivi alla conclusione del delitto; gli operai stavano lavorando con un chiassoso martello pneumatico in funzione, che ha coperto sia il loro campo uditivo che quello degli altri.

e quando hanno finito di lavorare, alle 12, simonetta ferrero era già morta.

veramente ti consiglio di lasciar perdere quella stupidaggine cui hai accennato prima. non vale nemmeno la pena di citarla, talmente è una sciocchezza.
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Salty dog



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MessaggioInviato: Mer Nov 10, 2010 9:23 am    Oggetto: Rispondi citando

Perchè Toso era così sospettato tanto da prelevargli il sangue anche dopo il delitto di Via Poma ?
E' evidente che dopo gli anni 80 gli inquirenti hanno cominciato a dare la caccia a possibili seriali.
Questo omicidio sembra avere caratteristiche da seriale... comunque una cosa è certa se l'acqua scroscia dal Sabato al Lunedì vuol dire che in quell'Ateneo quel Sabato non c'erano nè addetti alle pulizie nè custodi che facevano il giro. Io credo che non ci fossero nemmeno studenti , perchè il predatore( a meno che non sia stato psicotico ) deve aver calcolato il rischio di aspettare in una toilette pubblica della Cattolica. Suppongo che oltre agli operai avranno torchiato i dipendenti dell'Ateneo in Servizio in quel periodo ,preti compresi....anche se io un prete seriale lo trovo più una figura da film e ben diverso da un palpeggiatore !
Resterà un caso impunito...a meno che dopo tanti anni si possa riesumare la salma e cercare del DNA sotto le unghie della vittima.
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tenebre



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MessaggioInviato: Mer Nov 10, 2010 10:35 am    Oggetto: Rispondi citando

Salty dog ha scritto:
cercare del DNA sotto le unghie della vittima.


benchè la cosa non fu citata nella puntata di "blu notte" del '99 che si occupò di questo feroce assassinio, in un libro fotrografico sui delitti italiani dagli anni '40 agli anni '90 (scritto da carlo lucarelli e massimo picozzi) c'è scritto infatti che furono trovati frammenti di cute sotto le unghie della vittima.
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Silvialaura



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MessaggioInviato: Dom Dic 11, 2011 11:48 pm    Oggetto: Rispondi citando

tenebre ha scritto:
penso, sinceramente, che un crimine come quello che ha riguardato simonetta ferrero può averlo fatto solo un pazzo furioso che ha agìto per follia vera e propria. nessuno compie un crimine in una università aperta e in un bagno pubblico. un luogo dove chiunque può entrare da un momento all'altro. non era neanche previsto che la ragazza si recasse presso l'università quella mattina e, prima di entrarci dentro, fece il giro di mezza milano centro per sbrigare diverse commissioni. l'assassino era un folle che girava armato di coltello e che la notò quando lei entrò nell'università.


Cosa pensi della ricostruzione per cui l'assassino (indubbiamente fuori di testa) era già nel bagno quando Simonetta è entrata e precisamente in uno dei cubicoli?
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tenebre



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MessaggioInviato: Lun Dic 12, 2011 12:05 am    Oggetto: Rispondi citando

se le cose stessero così, vorrebbe dire che l'assassino l'ha vista entrare (lei non ha visto lui invece) e (anche in questo caso) le ha dato il tempo di recarsi in toilette, aggredendola al termine. perchè la vescica della ragazza fu trovata vuota. quindi l'idea è quella di un pazzo che si è appostato lì dentro in attesa di una vittima (e la ragazza, entrando nel locale, non lo ha visto). perchè se simonetta ferrero fosse stata testimone di qualcosa all'interno di quel bagno e se quindi il delitto non fosse scaturito da semplice follìa, l'assassino l'avrebbe aggredita subito. senza darle il tempo di espletare un bisogno fisiologico (anche perchè questo comporta che simonetta ferrero avrebbe fatto subito caso ad un intruso).
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Silvialaura



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MessaggioInviato: Lun Dic 12, 2011 12:22 am    Oggetto: Rispondi citando

Da come ho capito io la ricostruzione, quando Simonetta entra nel bagno l'assassino è già dentro ed è chiuso in uno dei cubicoli tra quelli più vicini all'entrata. Simonetta invece si reca in quello più lontano (come poteva essere abituata a fare quando frequentava, e comunque mi sembra una scelta "femminile" non sorprendente).
Quando esce si trova davanti l'assassino che la aggredisce selvaggiamente e la respinge mentre lei tenta di raggiungere la porta.

Quello che io penso è che l'assassino, in quei bagni femminili dove non sarebbe dovuto entrare nessuno, stava ricreando delle sue fantasie non eccessivamente predentabili: ad esempio di travestitismo. Ecco perché è poi potuto uscire senza farsi vedere zuppo di sangue dalla testa ai piedi: perché aveva dei vestiti "particolari" o era nudo al momento dell'omicidio. Ha poi reinfilato i suoi vestiti normali ed è uscito.
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tenebre



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MessaggioInviato: Lun Dic 12, 2011 12:55 am    Oggetto: Rispondi citando

se fosse così, a che gli serviva un coltello? ed entrava nei bagni femminili per il gusto di vedersi travestito da donna per qualche attimo prima di cambiarsi di nuovo? io vedo più probabile l'ipotesi di un pazzo che la nota all'ingresso dell'università, la segue e la vede entrare nel bagno femminile. è indeciso, non sa nemmeno lui cosa fare. aspetta che la ragazza termini e poi la aggredisce. forse intende violentarla. la situazione sfugge di mano e lui la uccide a coltellate.
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