Indice del forum IL MOSTRO DI FIRENZE
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Il mostro di Udine
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Inviato: Mer Ott 18, 2017 7:40 am    Oggetto: Ads

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ninnaloveli



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Messaggi: 1

MessaggioInviato: Gio Feb 23, 2012 11:13 pm    Oggetto: Mostro di udine Rispondi citando

QUI È UNA VERA FRIULANA CHE VI PARLA:

IL MOSTRO DI UDINE (delitti che insanguinarono Udine per 18 anni dal 1971 al 1989)

19 febbraio 1980: muore Maria Carla Bellone, 19 anni, figlia di un finanziere, ha subito lo stesso taglio all'addome di Luana Giamporcaro.

24 gennaio 1983: muore Luana Giamporcaro, 22 anni, sgozzata, poi legate le mani dietro la schiena con la sua borsetta e tagliata dallo stomaco al pube.

La più giovane è Vilma, 18 anni, fatta ritrovare in una discarica.

25 febbraio 1989: muore Marina Lepre, 40 anni, viveva a Cividale del Friuli con il suo nuovo compagno
1. era un sabato quando qualcuno la vide salire a bordo di un' auto (Fiat 124 o 131)nei pressi della stazione di Udine
2. il giorno dopo viene ritrovata vicino alla periferia della città vicino al Torrente Torre (località "San Bernardo), distesa tra gli arbusti, priva di vita, accoltellata
Da qualche mese frequentava la zona della stazione, non era stabilmente dedita alla prostituzione.
"Era una donna molto sola che negli anni aveva avuto dei problemi e chè comme tutte la donne sole non riescono a uscirne ma non era una prostituta"_parla la figlia.
Un mese dopo la morte della madre alla figlia viene consegnata una scatola contenente gli oggetti della madre considerati inutili x le indagini ma qui potrebbe celarsi la chiave del mistero.

Sul luogo del ritrovamento: la sera due carabinieri stanno cercando qualcosa che forse era sfuggita all'indagine e sentono un lamento e vedono un uomo in piedi, le braccia levate verso il cielo, urla "perdono" come cercando di farsi ascoltere da qualcuno ma urla verso il cielo guardando la chiesa che si trova vicino al luogo in cui è stata ammazzata la donna. I carabinieri scoprono che è un medico di Udine, 60 anni.
I carabinieri lo accompagnano a casa sua per scoprirne di più ma gli apre il fratello dell'uomo che vuole un mandato di perquisizione, che i 2 non hanno, e che dice che il fratello sta mele e che soffre di allucinazioni. Icarabinieri tornano in caserma e riferiscono il fatto ma non sappiamo perchè la casa non viene perquisita.
Nel 1996 finalmente la casa viene perquisita e vengono trovate tracce di sangue nella vasca da bagno, nella stanza da letto dell'uomo non ci sono abiti maschili ma solo vestiti da donna. Chiedono spiegazioni e gli viene risposto che quegli abiti sono della mamma morta tanti anni prima.
Scoprono che il medico è specializzato in ginecologia ma non pratica la professione.
Scoprono anche che nel periodo che va dal 1975 al 1978 aveva fatto il cameriere in un ristorante nel quale erano scomparse decine di tovaglie. Una cameriera lo ha seguito e lo ha visto che stendeva la tovaglia per terra e che simulava col bisturi un taglio cesario. Ma il medico è solo un pazzo o è lui il serial killer?
I carabinieri mettono sotto controllo i telefoni e sentono il fratello dell'uomo che parla con una amica: le dice che ieri ha faticato a tenere il fratello in casa, che l'ha dovuto chiudere in camera, voleva uscire perchè pioveva.
Tutte la donne uccise che avevano una lesione dallo sterno al pube sono state assassinate in un giorno di pioggia..

La scatola viene riaperta nell'ottobre del 2006 dentro ci sono anche un mazzo di chiavo che la donna uccisa stringeva con forza nella mano destra anche dopo morta. La figlia verifica che le chiavi non sono quelle dell' appartamento di sua mamma.
I carabinieri vogliono controllare se le chiavi appartengono al medico ma scoprono che l'uomo era morto nel dicembre del 2006. Provano comunque le chiavi ma non aprono la prta dell'appartamento dell'uome, forse la serratura era stata sostituita. Vengono così chiuse x la 2 volta le indagini a caricol dell'uomo.
In tutto 13 donne assassinate. Si pensa subido ad un assassino seriale poi qualcuno tira fuori un' altra lista: a Udine ci sarebbe una volontà ben precisa, quella di ripulire le strade dalle prostitute, un piano di una velocità inaudita.
Ad uccidere sarebbero più persone ma c'è qualcosa che non torna: Marina Lepre non è una prostituta, è una maestra elementare e così Vilma.
Gli inquirenti dunque vanno fuori strada?
Francesca Guerra, scrittrice, ha studiato questo caso per anni e di una cosa è convinta: che le indagini furono fatte male.
13 donne, bollate come prostitute.

GIAMPAOLO TOSEL (ex procuratore capo di Udine): x gli investigatori l'omicidio di una prostituta è uno dei delitti più difficili da risolvere, perchè manca sempre il punto di partenza di ogni indagine.

Parlano del killer: gli omicidi sono opera di una stessa persona, sicuramente disturbata con qualche intento narcisistico.

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Ninnaloveli
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Billy the Kid



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MessaggioInviato: Gio Feb 23, 2012 11:20 pm    Oggetto: Re: Mostro di udine Rispondi citando

ninnaloveli ha scritto:
QUI È UNA VERA FRIULANA CHE VI PARLA

Ciao, non è che hai qualche ricordo del periodo degli omicidi?

PS: che ne diresti di una bella e accurata presentazione nella sezione apposita? Wink

Kid

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mens rea



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MessaggioInviato: Mer Feb 29, 2012 11:29 am    Oggetto: Rispondi citando

Aggiornamento: cade il racconto della testimone (la data non corrisponde a quella dell'omicidio) ma gli inquirenti stanno valutando nuove informazioni.

“Mostro di Udine” adesso
spunta anche la quarta pista

Nuove rivelazioni sono state raccolte dai carabinieri in questi giorni per far luce sui casi delle tredici donne uccise in città

di Anna Rosso

UDINE. Sono ricordi un po’ sbiaditi a indicare agli inquirenti che hanno riaperto il caso del “mostro di Udine” la strada da seguire. Almeno per ora. E così si continua a indagare sugli assassinii di 13 donne, quasi tutte prostitute (c'era anche una maestra), avvenuti a Udine nell’arco di 18 anni, tra il 1971 e il 1989. Tutti questi delitti, finora, sono rimasti senza un colpevole. Una delle principali ipotesi investigative seguite, oggi come ieri, fa riferimento a un killer seriale o, comunque, a una stessa mano dietro ad almeno 4 omicidi, visto che altrettante vittime sono state trovate con il ventre squarciato da un oggetto affilato, forse un bisturi. Scenari tragici di cui dovrebbe occuparsi di nuovo stasera il programma tv Chi l’ha visto?.

Ricordi di un agente. In questi giorni, a seguito degli spunti forniti da un poliziotto in pensione, è stata vagliata la posizione di un uomo che, negli anni 90, venne ritenuto responsabile di un omicidio. Ma al termine delle verifiche, da quanto si è potuto apprendere (le indagini sono in svolgimento) non sarebbero stati trovati riscontri utili.

La testimone. Sono stati condotti accertamenti su quanto dichiarato da una testimone a Chi l’ha visto? che ha dedicato un approfondimento al “mostro di Udine”. La donna, come abbiamo già riferito, ha sostenuto di aver riconosciuto in una delle foto messe a disposizione dalla redazione del programma l’uomo che la sera del 25 febbraio 1989 si trovava con l’ultima vittima del presunto serial killer, Marina Lepre, la maestra elementare di 40 anni strangolata quella notte e trovata poi sul greto del Torre, in località San Bernardo. I fatti descritti, tuttavia (una Marina Lepre vicino a un hotel, insieme a un uomo che certo non mostrava nei suoi confronti un atteggiamento amichevole), non trovano corrispondenze nelle deposizioni rese 23 anni fa e ora appena riesaminate da carabinieri e polizia. Dalle carte dell’89, infatti, emerge che quanto raccontato dalla testimone - ascoltata in questi giorni anche dai carabinieri del Nucleo investigativo, che ora conducono la nuova indagine sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Raffaele Tito - sarebbe avvenuto la sera del 18 febbraio e, quindi, una settimana prima rispetto a quando è stato commesso l’assassinio. I dossier di quel tempo, inoltre, contengono anche i controlli effettuati sulla persona che il 18 febbraio era con Marina Lepre, un uomo originario dell’hinterland che era stato regolarmente registrato tra le presenze dell’albergo e che era stato subito ritenuto estraneo ai fatti di sangue sui quali si stava indagando.

Lo scialle. Il 25 gennaio la figlia di Marina Lepre ha consegnato alla redazione di Chi l’ha visto? lo scialle che la madre indossava la sera in cui qualcuno l’ha uccisa. L’indumento è poi stato sequestrato, insieme alla registrazione della puntata, su disposizione del procuratore Antonio Biancardi che ha così riaperto le indagini. Le possibilità di trovare sullo scialle qualche traccia (forse un Dna?) che possa avere il valore di una prova non sono molte, a distanza di oltre vent’anni. Ma vale la pena tentare e così tra qualche giorno finirà sotto la lente d’ingrandimento dei carabinieri del Ris, il reparto investigazioni scientifiche di Parma. Può darsi che grazie alle loro avanzatissime tecniche di analisi emergano elementi interessanti.

Nuovo scenario. Nuove rivelazioni sarebbero state fatte, proprio pochi giorni fa, ai carabinieri del Nucleo investigativo. Si tratterebbe di informazioni - ancora tutte da valutare e da verificare - che potrebbero aprire però un diverso scenario e, quindi, indicare agli inquirenti l’ennesima pista da seguire.
29 febbraio 2012

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Mercuzio



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MessaggioInviato: Mer Feb 29, 2012 11:48 am    Oggetto: Rispondi citando

Ah, un altro cold case! Chiamate la biondina, va' (forse la polizia di Filadelfia il caso lo risolva...).

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mens rea



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MessaggioInviato: Gio Mar 01, 2012 11:40 am    Oggetto: Rispondi citando

«Mostro di Udine, la Lepre non è tra le sue vittime»

Nuovo filone nell’indagine della Procura dopo le testimonianze raccolte dai Cc. La donna potrebbe essere stata uccisa da qualcuno che la conosceva

di Cristian Rigo

UDINE. Marina Lepre potrebbe non essere stata uccisa dal “mostro” di Udine. Questa l’ipotesi sulla quale stanno lavorando gli investigatori che hanno riaperto il caso della donna uccisa la notte del 25 febbraio 1989 dopo il ritrovamento dello scialle che aveva addosso quando è stata assassinata. La figlia, all’epoca minorenne, lo ha conservato in una scatola per 23 anni prima di consegnarlo alla trasmissione Chi l’ha visto?. Adesso toccherà ai Ris di Parma analizzarlo per cercare di ricavare tutte le tracce di Dna.

Tracce che, si pensava, avrebbero potuto condurre gli investigatori dritti fino al mostro. Ma in attesa dei riscontri scientifici, i carabinieri del Nucleo investigativo, coordinati dal capitano Fabio Pasquariello, hanno ascoltato altre due testimonianze. Una della donna che avrebbe visto un uomo strattonare la Lepre facendole credere di avere individuato e riconosciuto il “mostro” a distanza di 23 anni e un’altra, ancora tutta da verificare, che invece escluderebbe la Lepre dall’elenco delle vittime del mostro. A ucciderla sarebbe infatti stato qualcuno che la conosceva. Nessun serial killer quindi. Al momento però gli investigatori non escludono nessuna pista. Ma una cosa è certa: il procuratore aggiunto Raffaele Tito non intende lasciare nulla di intentato.

Sono stati passati in rassegna i fascicoli degli omicidi di Maria Bellone (19 anni, uccisa nell’80), Luana Giamporcaro (22 anni, ’83), Aurelia Janushewitz (42 anni, ’85) e, ovviamente, Marina Lepre (40 anni, ’89). Tra i 13 delitti che hanno insaguinato il Friuli tra il 1971 e il 1989 infatti, solo in 4 casi sono emersi degli elementi che farebbero pensare a una sola mano assassina. Chi le ha uccise infatti ha infierito sul corpo utilizzando un coltello o un bisturi. Tanto che per quei 4 omicidi fu indagato un medico, sorpreso nei pressi di una chiesa a invocare perdono a poca distanza da dove morì Marina Lepre.

La sua posizione fu poi archiviata nel ’97 e quando nel 2007 furono ritrovate le chiavi che la donna teneva in pugno, la serratura dell’appartamento dell’unico indagato (che nel frattempo è deceduto) era stata cambiata. I sospetti si concentrarono anche su un uomo finito in carcere per aver ucciso e seppellito la convivente, ma anche questa pista si rivelò infondata. Resta il fatto che da quando quell’uomo, giudicato incapace di intendere e di volere, non è più libero, la scia di sangue si è interrotta.

In ogni caso la Procura esclude che il “mostro” possa aver ucciso 13 donne. Gli unici elementi che accomunano questi delitti sono legati alla professione delle vittime visto che quasi tutte erano delle prostitute. Troppo poco per pensare a un unico serial killer. Le vittime del mostro potrebbero essere tre o al massimo quattro e tra queste forse, non c’è Marina Lepre.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
01 marzo 2012


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Wolverine



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MessaggioInviato: Gio Mar 01, 2012 7:48 pm    Oggetto: Rispondi citando

Non mi è chiaro come quelli di chi l'ha visto abbiano trovato 3 foto di cui una riconosciuta dalla testimone..a parte il siparietto imbarazzante, dove hanno preso la foto dell'uomo riconosciuto?
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mens rea



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MessaggioInviato: Gio Mar 01, 2012 7:51 pm    Oggetto: Rispondi citando

Wolverine ha scritto:
Non mi è chiaro come quelli di chi l'ha visto abbiano trovato 3 foto di cui una riconosciuta dalla testimone..a parte il siparietto imbarazzante, dove hanno preso la foto dell'uomo riconosciuto?


misteri di Chi l'ha visto Rolling Eyes

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MessaggioInviato: Sab Mar 03, 2012 12:49 pm    Oggetto: Rispondi citando

Dalla puntata di Chi l'ha visto del 29 febbraio

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Macco



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MessaggioInviato: Dom Mar 04, 2012 4:31 pm    Oggetto: Rispondi citando

Ma non è dato conoscere il nome di questo medico sospettato di essere il sk?

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MessaggioInviato: Dom Mar 04, 2012 5:31 pm    Oggetto: Rispondi citando

Macco ha scritto:
Ma non è dato conoscere il nome di questo medico sospettato di essere il sk?


A saperlo!

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o-ren



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MessaggioInviato: Dom Mar 18, 2012 9:43 pm    Oggetto: Rispondi citando

Non capisco un particolare:
Ho letto dagli interventi precedenti che le donne assassinate presentavano una lesione dallo sterno al pube. Se cosi fosse certo l'assassino non simulava un taglio cesareo!

Al massimo simulava una laparotomia esplorativa!!!

Il taglio cesareo si esegue appena sopra il pube ed è un incisione trasversale.
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Turco



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MessaggioInviato: Sab Giu 01, 2013 9:33 pm    Oggetto: Femmine un giorno Rispondi citando

.... si intitola cosí il libro di Elena Commessatti dedicato al caso e uscito solo qualche giorno fa.


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Ale



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Messaggi: 3537

MessaggioInviato: Lun Dic 09, 2013 10:24 pm    Oggetto: Rispondi citando


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Giallo del mostro di Udine, il teorema del magistrato: «Non fu un unico serial killer»

Parla il procuratore Tosel, il primo a occuparsi dell’omicidio delle prostitute Indicata come valida l’ipotesi investigativa di una sola mano per tre delitti

Non crede nell’esistenza di un cosiddetto “mostro” di Udine, cioè di un unico killer seriale, ma aderisce all’ipotesi investigativa che, dal 1995, attribuirebbe alla medesima mano assassina 3 dei 15 delitti compiuti in Friuli dal 1971 al 1989. Gian Paolo Tosel, il magistrato che, per primo, si occupò personalmente del “giallo” delle donne - in prevalenza prostitute - barbaramente uccise e troppo velocemente [CENSORED] te nell’oblio dell’opinione pubblica, parla di quegli anni di sangue e misteri come se le vittime fossero ancora davanti ai suoi occhi. E come se fascicoli e verbali fossero ancora aperti sulla sua scrivania.
«Non è stata acquisita alcuna prova processualmente valida che permetta di affermare che, nell’arco temporale compreso tra il 1971, quando avvenne il primo caso, e il 1985, quando mi trasferii ad altra Procura, a Udine abbia operato un “mostro”». Sul punto, l’allora sostituto procuratore Tosel non ha dubbi. «Tuttavia - continua -, questo non esclude la validità dell’ipotesi investigativa, secondo la quale sarebbe stata una stessa persona a rendersi responsabile dell’uccisione, in quei 14 anni, di tre donne». Le stesse di cui, non a caso, la scrittrice Elena Commessatti parla nel romanzo “Femmine un giorno”.
Un’opera assolutamente unica nel panorama locale e non solo, sia per il tema trattato e praticamente finora ignorato, sia per la tecnica narrativa scelta e che intreccia fatti di cronaca vera a personaggi e storie di fantasia. Ecco perchè, alla presentazione del libro, in programma oggi, alla Libreria Moderna di via Cavour, non poteva che essere Gian Paolo Tosel l’ospite più atteso. Invitato a rievocare gli anni di quella tragica scia di sangue e delle indagini che ne seguirono, il già procuratore capo della Pretura di Udine e, da anni ormai, giudice sportivo della serie A, affiancherà l’autrice in un dialogo teso a ricostruire la complessa cornice nella quale si consumarono così tante ed efferate violenze.
Quindici le donne massacrate e due i casi finora risolti. Il triste bollettino comincia con il nome di Irene Belletti (assassinata nel 1971) e prosegue con quelli di Elsa Moruzzi (’72), Eugenia Tilling (’75), Maria Luisa Bernardo (’76), Jacqueline Brechbuhler (’79), Maria Carla Bellone (’80), Wilma Ghin (’80), Luana Gianporcaro (’83), Maria Bucovaz (’84), Matilde Zanette (’84), Stojanka Joksimovic (’84), Aurelia Januschewitz (’85) e, infine, di Marina Lepre (’89). Nel novero, anche Karin Roswitha Buderer (’82) e un’altra ragazza, il cui corpo senza vita fu trovato nell’87, ma della quale non si è mai conosciuta l’identità: per entrambe, a indagare fu la Procura di Tolmezzo.
Gli inquirenti vennero a capo degli omicidi della Zanette e della Tilling, con altrettante condanne passate da tempo in giudicato. Esiti sufficienti, secondo il procuratore Tosel, a smontare l’idea che ad agire fu sempre e soltanto la stessa persona: un “mostro” - come lo si volle battezzare - alla maniera di quello di Firenze. Non, però, a scartare in toto l’ipotesi di una serialità per così dire parziale.
A suggerire la pista di un’unica “firma”, nel 1995, fu la consulenza che il medico legale Carlo Moreschi consegnò all’allora procuratore Giorgio Caruso. Una volta sgozzate - aveva concluso l’anatomopatologo -, le donne venivano squartate con un bisturi. Il taglio, fatto correre dal petto al pube senza passare per l’ombelico, era lo spunto che i carabinieri del Nucleo investigativo - in pista, già da allora, il capitano Fabio Pasquariello - attendevano e che li mise sulle tracce del medico sorpreso la notte del ritrovamento della Lepre a pregare a voce alta vicino alla chiesa di San Bernardo. A carico dell’uomo allora 60enne, però, non furono trovati elementi in grado di raggiungere il rango di prova certa. Da qui l’archiviazione, seguita qualche anno dopo dal suo decesso.
Da allora, la Procura ha rimesso in moto le indagini - già coordinate anche dal procuratore Giancarlo Buonocore - per altre due volte, sempre su impulso della figlia della Lepre: nel 2006, con la consegna agli inquirenti (pm Matteo Tripani) del mazzo di chiavi che la madre stringeva in pugno quando fu trovata morta e di cui la donna era appena tornata in possesso, e nel 2012, con la consegna a “Chi l’ha visto?” dello scialle che la Lepre aveva indosso quando fu assassinata e che rimase conservato per 23 anni dentro la scatola nella quale erano stati messi gli effetti personali della vittima.
Tutti all’epoca ritenuti «cose inutili» e che ora, grazie alle sempre più sofisticate tecniche d’analisi scientifica, potrebbero rivelare elementi decisivi. Saranno i carabinieri del Ris di Parma, dove il procuratore aggiunto Raffaele Tito ha inviato lo scialle quasi due anni fa, a dare una risposta. La speranza, va da sè, è di trovare qualche traccia o, meglio ancora, il Dna dell’assassino.

Luana de Francisco - Il MessaggeroVeneto del 6/12/13

Fonte:

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Dupin



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MessaggioInviato: Gio Dic 26, 2013 10:52 pm    Oggetto: Rispondi citando

o-ren ha scritto:
Non capisco un particolare:
Ho letto dagli interventi precedenti che le donne assassinate presentavano una lesione dallo sterno al pube. Se cosi fosse certo l'assassino non simulava un taglio cesareo!

Al massimo simulava una laparotomia esplorativa!!!

Il taglio cesareo si esegue appena sopra il pube ed è un incisione trasversale.


può essere anche longitudinale.
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MessaggioInviato: Gio Dic 26, 2013 10:57 pm    Oggetto: Rispondi citando

Mercuzio ha scritto:
Assassino metereopatico?


non ricordo bene, ma ho letto di un serial killer (che operava durante la prima metà del 1900 mi pare, nell'est europa?), che seguiva le donne che rientravano da lavori serali, le aggrediva e le sventrava... ed agiva solo nelle serate di temporale. Addirttura pare che fosse stato il padre (anche lui aggressore seriale) a consigliargli di fare così, in modo che le urla delle vittime fossero meno udibili!
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