Indice del forum IL MOSTRO DI FIRENZE
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Il mostro di Udine
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Inviato: Dom Giu 25, 2017 2:03 am    Oggetto: Ads

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o-ren



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MessaggioInviato: Ven Dic 27, 2013 2:32 am    Oggetto: Rispondi citando

Dupin ha scritto:
o-ren ha scritto:
Non capisco un particolare:
Ho letto dagli interventi precedenti che le donne assassinate presentavano una lesione dallo sterno al pube. Se cosi fosse certo l'assassino non simulava un taglio cesareo!

Al massimo simulava una laparotomia esplorativa!!!

Il taglio cesareo si esegue appena sopra il pube ed è un incisione trasversale.


può essere anche longitudinale.


Scusa Dupin ma chi esegue un taglio cesareo con un'incisione longitudinale?
Ti spiace fare dei nomi di chi esegue questa tecnica ( nomi non del secolo scorso)

E in ogni caso l incisione è xifo-pubica, dimmi tu chi può simulare un taglio cesareo in questo modo... Un imbecille, forse, tanto quanto chi prende un incisione dal processo xifoideo al pube per una simulazione di taglio cesareo
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Dupin



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MessaggioInviato: Ven Dic 27, 2013 11:20 pm    Oggetto: Rispondi citando

o-ren ha scritto:

Scusa Dupin ma chi esegue un taglio cesareo con un'incisione longitudinale?
Ti spiace fare dei nomi di chi esegue questa tecnica ( nomi non del secolo scorso)



i nomi di chi li pratica non li ho cercati, ma succede anche nel 2013
(io per fortuna fin'ora ho sempre avuto parti spontanei!)

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Dupin



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MessaggioInviato: Ven Dic 27, 2013 11:29 pm    Oggetto: Rispondi citando

o-ren ha scritto:


E in ogni caso l incisione è xifo-pubica, dimmi tu chi può simulare un taglio cesareo in questo modo... Un imbecille, forse, tanto quanto chi prende un incisione dal processo xifoideo al pube per una simulazione di taglio cesareo


non avendo io esaminato i cadaveri delle sfortunate, e non essendo io un anatomo-patologa, tendo a fidarmi di chi ha redatto i referti autoptici... perchè sennò bisogna pensare che i medici legali che hanno fatto le varie autopsie negli anni, siano stati tutti "imbecilli"?
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o-ren



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MessaggioInviato: Sab Dic 28, 2013 12:30 am    Oggetto: Rispondi citando

Dupin,
Il taglio cesareo con incisione longitudinale è desueto, non lo pratica più nessuno, la best practice impone il taglio trasversale.

Inoltre sarei curiosa di leggere anche io i referti degli anatomo-patologi, a quanto ho capito tu li hai letti ed è lì che sostengono che un taglio xifo-pubico possa essere assimilato ad un TC. Hai i link che così posso leggere anche io?
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Dupin



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MessaggioInviato: Sab Dic 28, 2013 12:36 am    Oggetto: Rispondi citando

o-ren ha scritto:
Dupin,
Il taglio cesareo con incisione longitudinale è desueto, non lo pratica più nessuno, la best practice impone il taglio trasversale.


negli anni 70 quando cominciano i delitti era molto più usato, poi stiamo parlando di un maniaco omicida (tra l'altro di una certa età), magari a lui "piace" così piuttosto che in un altro modo... mica erano incinte sul serio, e mica le stava operando per salvarle, anzi. Sad

o-ren ha scritto:
Inoltre sarei curiosa di leggere anche io i referti degli anatomo-patologi, a quanto ho capito tu li hai letti ed è lì che sostengono che un taglio xifo-pubico possa essere assimilato ad un TC. Hai i link che così posso leggere anche io?


ma non li ho mica letti! ho letto i link e gli articoli: se si parla di simulazione di tagli cesarei, la prendo per buona, tutto qui.
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o-ren



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MessaggioInviato: Sab Dic 28, 2013 12:58 am    Oggetto: Rispondi citando

Scusa ma avevo capito che avessi avuto la possibilità di reperirli.

Comunque non mi fiderei molto dei referti filtrati dai giornalisti.

Credimi Dupin, anni 70 o meno, se i tagli sulle vittime sono incisioni xifo-pubiche, il SK non voleva certo simulare un TC.

Un'incisione xifo - pubica implica un taglio che va dal processo xifoideo, cioè dalla parte terminale della cassa toracica al pube. È un taglio che apre tutto l'addome e che in chirurgia si usa per interventi particolarmente demolitivi ed estesi. Anche prendendo per buono un approccio longitudinale per un TC certo il taglio non si estenderebbe lungo tutto l'addome.

Quello che voglio dire è che nessuno, nella storia della medicina, si è mai sognato di effettuare un taglio del genere per un parto.

Per questo non mi convince affatto questa ricostruzione, soprattutto non avendo letto i referti
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Ivan Maverick



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MessaggioInviato: Mar Nov 25, 2014 5:16 pm    Oggetto: Rispondi citando


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Mostro di Udine, il giallo continua: lo scialle non rivela il nome al Ris
Gli esami non hanno rilevato la presenza di profili genotipici diversi da quello della sola Marina Lepre. Il reperto era stato consegnato dalla figlia della vittima.

UDINE. L’ambizione era di riconoscere le mani del serial killer sullo scialle della sua ultima vittima. L’aveva indosso mentre veniva uccisa, la notte del 26 febbraio del 1989: era stata strangolata, colpita al ventre con un’arma da taglio e abbandonata sul greto del Torre, in località San Bernardo.

E quando Udine si era risvegliata e aveva scoperto il cadavere di Marina Lepre, ennesimo scempio di un’atroce e inspiegabile catena di omicidi di donne giovani e indifese, quello scialle le era stato semplicemente sfilato e riposto in una scatola. Chiuso a invecchiare, insieme agli altri effetti personali che gli inquirenti avevano accantonato come «cose inutili».

Ecco, è su quello scialle, restituito alla figlia della Lepre due anni fa e diventato all’improvviso la possibile chiave di volta di un “giallo” lungo 43 anni, che si sono infrante ora anche le ultime speranze. I carabinieri del Ris di Parma, ai quali la Procura di Udine lo aveva inviato, hanno risposto con pollice verso. Mesi di prelievi ed esami di laboratorio hanno permesso di isolare un unico profilo genetico: quello - va da sè - della stessa vittima, riconoscibile da un capello biondo. Altro, con un reperto tanto logoro, non era immaginabile trovare.

Trovato un unico capello

Anche l’ultimo tentativo di scovare un qualche brandello di verità, insomma, è sfumato. Ci avevano voluto credere tutti, nel 2012, quando l’allora procuratore aggiunto (oggi capo facente funzioni), Raffaele Tito, aveva mandato il plico al Reparto investigazioni scientifiche. A cominciare proprio dalla figlia della Lepre: la madre, maestra elementare, le fu strappata all’età di 40 anni, quando lei era ancora una bambina. Assistita dall’avvocato Federica Tosel, due anni fa decise di consegnare a “Chi l’ha visto?” lo scialle di cui era tornata in possesso a 23 anni di distanza dal delitto.

Mostro

L’effetto mediatico fu immediato e il caso del cosiddetto “mostro” di Udine tornò agli onori delle cronache e delle investigazioni. Il responso, però, è a dir poco tombale. «Gli accertamenti biomolecolari compiuti - si legge nelle conclusioni a cura del tenente colonnello Marco Pizzamiglio e dei marescialli Davide My e Maurizio Sticchi - hanno consentito di ottenere un unico profilo genotipico dai prelievi (radice formazione pilifera di colore biondo repertata nell’area dello scialle classificata con il numero Cool, riconducibile a un soggetto di [CENSORED] femminile, verosimilmente l’utilizzatrice Lepre Marina». Altro non è emerso.

Le pinze del medico indagato

Esito negativo anche dai test eseguiti sui reperti che erano stati sequestrati dai carabinieri del Nucleo investigativo, allora comandati dal capitano Fabio Pasquariello, all’unica persona finita sul registro degli indagati a metà degli anni Novanta: un medico di 60 anni, di Udine, sorpreso la notte del ritrovamento della Lepre a pregare a voce alta vicino alla chiesa di San Bernardo. All’uomo, per il quale era stata disposta infine l’archiviazione non essendo stati trovati elementi in grado di raggiungere il rango di prova certa - e comunque deceduto di lì a poco - erano stati “sigillati” una forbice, due pinze chirurgiche, altrettanti attrezzi chirurgici a forma di pinzatrice e un attrezzo con impugnatura e rotella in metallo.

Il silenzio ha protetto l'assassino

Per tutti gli oggetti, il Ris ha dichiarato «l’assenza di tracce biologiche evidenti». A instradare gli inquirenti sulla pista del medico era stata, in particolare, la consulenza che il medico legale Carlo Moreschi aveva consegnato all’allora procuratore Giorgio Caruso. Una volta sgozzate - aveva scritto l’anatomopatologo - le donne venivano squartate con un bisturi.

La scrittrice e l’avvocato

Della scia di sangue cominciata nel 1971, con il massacro di Irene Belletti, e conclusa nel 1989, con la Lepre appunto, per un totale di 15 donne uccise - in prevalenza prostitute - si era tornati a parlare l’anno scorso anche grazie alla pubblicazione del libro “Femmine un giorno” (edito da Bébert), che Elena Commessatti ha scritto a metà tra inchiesta e romanzo, per raccontare alla sua terra e all’Italia intera, per la prima volta, uno dei casi di cronaca nera più efferati degli ultimi anni. Saranno di nuovo lei e l’avvocato Federica Tosel le protagoniste dell’incontro in programma oggi, alle 18, in sala Ajace, all’interno del programma di iniziative “Passi avanti”, pensato dal Comune in occasione del 25 novembre, “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne”. La serata, intitolata “Il caso mostro di Udine, tra finzione e verità” e coordinata dal Centro di Documentazione Casa delle Donne, sarà moderata dal giornalista Paolo Medeossi.

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Muore giovane chi è caro ai Dei
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Ale



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MessaggioInviato: Dom Ago 09, 2015 9:38 pm    Oggetto: Rispondi citando

Una "S" sul ventre delle vittime: ecco la firma del Mostro di Udine

Resta senza nome l’assassino di almeno 4 delle 15 donne uccise in Friuli dal 1971 al 1989. L’omicidio di Marina Lepre riaprì il caso. Ma l’unico indagato, un medico, intanto è morto

Udine - Il caso del “Mostro di Udine”, così chiamato, è una di quelle vicende di cronaca nera italiana che scuote la coscienza. È il caso più barbaro che ci sia stato da queste parti. Se citiamo il Mostro di Firenze, ci vengono subito in mente inchieste, processi, libri, fiction, colpevoli, ma di quello di Udine? Eppure è contemporaneo a Firenze, e ugualmente seriale.

E soprattutto è altrettanto italiano. Com’è possibile che in una città di centomila abitanti, dove il pettegolezzo corre veloce, non si sia arrivati mai a nulla di efficace?

In città si è mormorato per anni il nome di un sospettato, tanti conoscono piccoli pezzi di “sentito dire”, alcuni dicono di aver visto “qualcosa”, eppure non si è giunti mai a prove certe. Nessun processo a carico di nessuno. Gli indizi sono tanti, a volte fanno paura. Lo sa bene la figlia di Marina Lepre, la maestra elementare uccisa a febbraio del 1989, a lei che in una notte fredda, a soltanto nove anni, hanno strappato la madre e che da allora cerca giustizia.

È da poco che gli inquirenti le hanno affidato le intere carte del caso, come è giusto che sia, ma le hanno pure lasciato in eredità il nome del maggiore sospettato: un medico udinese, deceduto qualche anno fa, che non ha mai subito un processo perché è scomparso nel momento in cui gli indizi, all’avviso degli inquirenti, sarebbero potuti diventare una prova, e che ora la ragazza, per rispetto nei confronti della famiglia dell’indiziato e perché quest’ultimo non ha subito l’avallo di un processo, ha deciso insieme al suo avvocato di tenere segreto.

Cominciamo dalla cronaca recente. È a novembre 2014 che i Ris di Parma rivelano i risultati del test sullo scialle nero indossato da Marina Lepre la notte della scomparsa. Dopo mesi di analisi si è arrivati alla conclusione scientifica che non c’è nessun profilo genetico al di là del dna della vittima stessa. Un capello biondo di una signora malinconica, vittima della propria sensibilità e della depressione, che proprio quel giorno, 25 febbraio 1989, era pure andata dal parrucchiere e poche ore prima di morire aveva gridato in un bar: «Se esco di qui mi ammazzano».
E poi era stata risucchiata nella parte sbagliata del mondo. Così il caso l’anno scorso si è chiuso un’altra volta - ancora una volta -, ma non è detto che non si possa riaprire, perché i dubbi sono tanti, e forse c’è un’ulteriore pista che si potrebbe seguire, in giro per l’Italia, stando a una delle tesi minoritarie. Marina Lepre non è la sola vittima di questo orrore.

Nel 1985 Aurelia Januschewitz, un’alcolizzata, fa la stessa fine: prelevata dalla strada, uccisa con il macabro rituale della Lepre, e pure lei con una inconfutabile firma: una “esse” sul ventre, quasi un taglio cesareo, e poi buttata nella prima periferia. Due anni prima è la volta di Luana Gianporcaro, una ragazza triestina, con problemi psichici, e analoghe fatiche.

La stessa parte della società: quella dentro la notte. Anche lei, con lo stesse modalità delle precedenti, viene scaraventata come un sacco di immondizia. Gettata poi a Lumignacco, in un deposito rifiuti. Il Mostro uccide indisturbato. Quasi ogni due anni. Preleva vittime che non sono in grado di reagire. E prima ancora, 15 febbraio 1980, Maria Carla Bellone, una giovane ragazza tossica, trovata nei campi a Pradamano.

Sono queste le quattro vittime accomunate dalla medesima morte. Esiste un’analisi medico legale che lo attesta, nel 1995, e cioè sei anni dopo l’ultimo omicidio. Per le caratteristiche dell’assassinio si ipotizza con quel dossier a firma Carlo Moreschi che la mano sia unica e per di più esperta di arma da taglio.

Ecco perché si è fatta strada l’ipotesi dell’udinese, laureato in medicina e specializzato in ginecologia. Il giorno dopo l’omicidio della Lepre, era stato trovato sul greto del Torre, sul luogo del delitto, intento a pregare. I carabinieri l’avevano subito interrogato e da lì era cominciata la sua reale presenza in questa vicenda che scatena il disgusto in chi la conosce. E arriva la rabbia come un’onda di disagio per non poter fare di più per queste femmine dimenticate. Bollate come prostitute.

Purtroppo le donne assassinate a Udine dal 1971 al 1989 sono molte di più: quindici, con due casi risolti. Eugenia Tilling, morta nel 1975, e Matilde Zanette, deceduta nel 1984.

Le modalità sono diverse dai casi del Mostro: qui si tratta di strangolamento o utilizzo di arma da taglio, senza “quella” firma perversa. Nel caso del Mostro, per i carabinieri il sospettato numero uno era il medico, «il borghese della Udine Bene», per la polizia un abitante della zona della stazione, nelle vie che ancora oggi, nel 2015, rimangono quelle della prostituzione e dove, nel lontano 1971, comincia questa crudele scia assassina.

Ci riferiamo a Irene Belletti, una bella “mondana”, amica di tutti: accoltellata il primo giorno d’autunno.


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Articolo di Elena Commessatti - Il Messaggero Veneto del 3/08/15

Fonte:
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Totoro



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MessaggioInviato: Lun Apr 11, 2016 3:24 pm    Oggetto: Rispondi citando

Salve a tutti,
una cosa a proposito dei tagli tipo quelli repertati su almeno 3 delle vittime, ma perchè dobbiamo per forza parlare di un medico? non potrebbe essere stata una persona con dimestichezza con lo sventramento dei maiali, magari in questi casi, eseguiti con un bisturi, per esempio?
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LeMeuse



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MessaggioInviato: Lun Apr 11, 2016 8:45 pm    Oggetto: Rispondi citando

@Tot
sventramento di maiali con bisturi??
può essere anche un macellaio di animali come capre e pecore?
a me mi incuriosisce perché cominciano e perché smettono? (se non muoiono ovviamente)
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Totoro



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MessaggioInviato: Mar Apr 12, 2016 12:01 am    Oggetto: Rispondi citando

LeMeuse
Citazione:
sventramento di maiali con bisturi??
Beh, dal momento che una persona conosce la tecnica per sventrare un maiale, credo lo possa fare con un coltello ma anche con un bisturi. Ed in questo secondo caso otterrebbe anche l'effetto di far ricadere i sospetti verso l'ambiente medico.
Tot.

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LeMeuse



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MessaggioInviato: Mar Apr 12, 2016 12:10 am    Oggetto: Rispondi citando

puo essere ma non sarebbe ormai troppo spinto che ogni volta se c'è in mezzo lo squarciare delle vittime si parli di medici.
puo essere anche come dici tu certamente ma a me mi sfugge il perché delle prostitute come vittima anche se poi qualcuna non lo è?!
mi spiego per altri serial killer la prostituta come figura era importante per loro o per la ficilità di trovarla o per qualche rimorso o relazione. ma se lui e un medico perché prostitute e poi perché sbaglia qualche volta nell'identificarle?
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MessaggioInviato: Mar Apr 12, 2016 12:27 pm    Oggetto: Rispondi citando

LeMeuse
Citazione:
puo essere anche come dici tu certamente ma a me mi sfugge il perché delle prostitute come vittima anche se poi qualcuna non lo è?!
mi spiego per altri serial killer la prostituta come figura era importante per loro o per la ficilità di trovarla o per qualche rimorso o relazione. ma se lui e un medico perché prostitute e poi perché sbaglia qualche volta nell'identificarle?
Forse perchè, anche nel caso del Mostro di Udine, non si tratta di un SK, ma ciascun delitto ha il suo ben specifico movente.
Tot.

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LeMeuse



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MessaggioInviato: Mar Apr 12, 2016 9:06 pm    Oggetto: Rispondi citando

se e cosi come dici tu allora chi uccide sa più della polizia e usano questo profilo per uccidere chi a loro da fastidio. non un SK ma una copertura allora!?
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Totoro



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MessaggioInviato: Mar Apr 12, 2016 11:13 pm    Oggetto: Rispondi citando

LeMeuse
Citazione:
chi uccide sa più della polizia e usano questo profilo per uccidere chi a loro da fastidio. non un SK ma una copertura allora!?
Non lo so. Credo che la Polizia lo sappia benissimo, solo che una cosa è saperlo, un'altra è riuscire a dimostrarlo in un processo, come in un sacco di altri casi apparentemente irrisolti (o risolti male) della storia criminale italiana. Poi, magari, questa gente (o qualcuno di questi), in galera ci va lo stesso, e per un sacco di tempo anche, ma non specificatamente per questi crimini.
Nel frattempo i giornali creano la figura mitologica del SK, e magari alla polizia, questo non da fastidio, le possibili vittime sono cmq avvertite. Mentre la gente ed i media si scervellano sulle pisicopatologie, sui medici etcetc, loro sono liberi di seguire le loro piste trasversali e provare ad assicurare i colpevoli alla Giustizia.
Tot.

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