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Barbara Sellini e Nunzia Munizzi (Ponticelli, 3 luglio 1983)
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Inviato: Mar Ott 17, 2017 1:04 pm    Oggetto: Ads

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Jack Gittes



Registrato: 06/09/14 23:15
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MessaggioInviato: Gio Set 11, 2014 10:10 am    Oggetto: Rispondi citando

Il 5 novembre riprende, presso la Corte di Cassazione, l'esame in merito al ricorso che è stato presentato in favore di Ciro-Imperante-Luigi Schiavo-Giuseppe La Rocca dagli avvocati difensori Eraldo Stefani e Ferdinando Imposimato. Il ricorso per chiedere una revisione processuale.

A maggio 2013 gli avvocati Stefani e Imposimato depositarono presso la Procura della Repubblica di Napoli un esposto-denuncia indicando per nome e cognome, e con tutti gli indizi che lo riguardano, la persona che a loro giudizio fu il vero assassino delle piccole Nunzia Munizzi e Barbara Sellini.
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Jack Gittes



Registrato: 06/09/14 23:15
Messaggi: 480

MessaggioInviato: Mar Nov 04, 2014 4:31 pm    Oggetto: Rispondi citando

Domani, 5 novembre, l'ultima parola (anche se spero che non sia l'ultima, naturalmente) alla Corte di Cassazione. Il Tribunale di legittimità deve emettere la sua sentenza in merito alla richiesta di revisione processuale presentata dai legali (Francesco Stefani, Eraldo Stefani, Ferdinando Imposimato) delle tre persone che furono condannate circa 30 anni fa per il brutale assassinio di due bambine, Barbara Sellini e Nunzia Munizzi. La sera del 2 luglio 1983, Barbara e Nunzia (amiche inseparabili) si recarono di loro spontanea volontà ad un appuntamento. Vennero aggredite, seviziate, uccise e bruciate. Teatro della tragedia: Ponticelli, vicino Napoli. Si ritrovarono accusati di questo omicidio Ciro Imperante, Luigi Schiavo e Giuseppe La Rocca (Salvatore La Rocca, fratello di Giuseppe, fu accusato di favoreggiamento). Ad accusarli un loro coetaneo, che fornì un racconto-testimonianza non oculare. Questa testimonianza non oculare, malgrado le lacune vistose e e le incongruenze - malgrado il contrasto con la dinamica del delitto e l'arma del delitto, fu ritenuta sufficiente dalle Corti d'Assise e d'Appello di Napoli (e dalla Corte di Cassazione) per ritenere i tre imputati responsabili di quel duplice delitto di sangue. Nel giugno 2012 è stato depositato un voluminoso fascicolo che ha ricostruito daccapo l'intera vicenda mettendo in evidenza tutto ciò che va in contrasto con le conclusioni dell'accusa e quindi dei pronunciamenti giudiziari degli anni '80. Sulla base di una indagine per la ricostruzione del caso, condotta dagli avvocati difensori. Un voluminoso fascicolo che ha rinnovato la richiesta di revisione processuale: perchè nel corso degli anni ce ne sono state altre, tutte respinte. In Corte d'Appello, a Roma, neanche questo nuovo tentativo incontrò fortuna: il Tribunale di secondo grado lo respinse il 30 maggio 2013. Adesso, dopo una prima udienza che si è già svolta a inizio luglio scorso, tocca alla Corte di Cassazione: domani l'intervento della difesa, la camera di consiglio, la sentenza. Gli avvocati di Imperante-Schiavo-La Rocca cercheranno evidentemente di spiegare e dimostrare perchè la Corte d'Appello di Roma sbagliò a giudicare inammissibile il voluminoso ricorso del 2012. L'indagine del 2012 ha portato alla luce anche una serie di elementi, già noti nel 1983, che portavano seriamente nella direzione di un'altra persona specifica quale autore di questo crimine e che invece furono, dopo essere stati raccolti e messi insieme, abbandonati per sempre dalla Polizia giudiziaria di allòra. Nei confronti di questa persona specifica, i legali dei tre condannati hanno depositato alla Procura di Napoli, a fine maggio del 2013, un esposto-denuncia. Alle indagini che hanno preceduto la richiesta di revisione processuale del giugno 2012, ha dato un importante contributo anche la giornalista e scrittrice Giuliana Covella. Autrice del bellissimo "L'uomo nero ha gli occhi azzurri - La storia di Barbara e Nunzia": libro-testimonianza e libro-inchiesta su tutto ciò che non torna nel lavoro dell'accusa degli anni '80 e su tutto ciò che doveva essere approfondito e verificato con l'indagine istruttoria del 1983. Giuliana Covella, per Il Mattino di Napoli, ha anche seguito la cronaca giudiziaria del dibattimento in Corte d'Appello che si è svolto a Roma nella primavera del 2013. Personalmente non sono pessimista ma neanche ottimista sull'esito processuale di domani. Perchè non ho più fiducia nella cosìddetta giustizia di questo Paese. La giustizia non esiste, o quasi. Naturalmente se andrà bene sarò molto contento. Se andrà male sarà l'ennesima dimostrazione di una cosìddetta giustizia (italiana) fallimentare.
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Max2



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MessaggioInviato: Mar Nov 04, 2014 6:57 pm    Oggetto: Rispondi citando

Ricordo quest'ottimo articolo di Lavorino sul caso. Lui se ne occupò in prima persona
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Totoro



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Residenza: Senza fissa dimora

MessaggioInviato: Mar Nov 04, 2014 8:31 pm    Oggetto: Rispondi citando

Incredibile come quei tre possano essere stati ritenuti colpevoli a fronte di nessuna prova a carico, se non mezze delazioni poi risultate prive di riscontro.
Sul sito indicato da Mr.White si fa cenno ad un 'cambio di PM' ad occuparsi del caso, ed il nuovo magistrato, si accanì con particolare foga contro i 3 ragazzi.
Questa faccenda mi è poco chiara, girando ho trovato il nome di quel PM, GBVig., il quale, poco tempo dopo, dovrebbe essere passato a fare l'avvocato penalista, e appare nel collegio di difesa di indagati per:
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Al di là di questo, i veri autori sembra che godessero di appoggi parecchio in alto.
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Jack Gittes



Registrato: 06/09/14 23:15
Messaggi: 480

MessaggioInviato: Mar Nov 04, 2014 11:43 pm    Oggetto: Rispondi citando

Max2 ha scritto:
Ricordo quest'ottimo articolo di Lavorino sul caso. Lui se ne occupò in prima persona
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Su questo caso mi sono trovato d'accordo con Lavorino.
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Silvialaura



Registrato: 27/06/11 10:25
Messaggi: 14054

MessaggioInviato: Mer Nov 05, 2014 12:27 am    Oggetto: Rispondi citando

Totoro ha scritto:

Al di là di questo, i veri autori sembra che godessero di appoggi parecchio in alto.
Tot.

A chi sembra?

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<i>"Ma che date i numeri al lotto, qui son tutti grulli da manicomio!"</i>
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Jack Gittes



Registrato: 06/09/14 23:15
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MessaggioInviato: Mer Nov 05, 2014 11:52 pm    Oggetto: Rispondi citando

La Corte di Cassazione ha rigettato tutte le richieste del collegio di difesa di Ciro Imperante, Luigi Schiavo e Giuseppe La Rocca. In questo modo, per la seconda volta purtroppo, viene respinta la richiesta di revisione processuale in favore dei tre condannati per il duplice delitto delle bambine di Ponticelli nel 1983. Sulla base di un lavoro d'investigazione e ricostruzione approfondito contenuto in un voluminoso fascicolo depositato nel giugno 2012 e già respinto il 30 maggio 2013 dalla Corte d'Appello di Roma. Probabilmente, come i legali della difesa avevano prospettato già un pò di tempo fa (augurandosi naturalmente che fosse solo l'estrema soluzione), non resta che un ricorso alla Corte europea. Certe notizie quasi le apprendo ormai senza più emozione (negativa, naturalmente) perchè ormai ho capito che in questo Paese non esiste la giustizia. Mi sto (come dire) abituando (ed è una brutta consapevolezza) a notizie di questo tipo.
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Dr. David Banner



Registrato: 16/11/15 18:55
Messaggi: 256

MessaggioInviato: Dom Nov 22, 2015 11:54 pm    Oggetto: Rispondi citando

Silvialaura ha scritto:
Totoro ha scritto:

Al di là di questo, i veri autori sembra che godessero di appoggi parecchio in alto.
Tot.

A chi sembra?


Un po' mi associo al quesito di Silvialaura perché tutti gli indizi più seri e più gravi portarono ad un venditore ambulante che non era nessuno di importante e che non risultava neanche far parte della camorra.

Tra pochi giorni, il 27 novembre, si tornerà a parlare in pubblico di questo caso perché ad Acerra, vicino Napoli, la giornalista e scrittrice Giuliana Covella sarà ospite di un dibattito al centro del quale c'è soprattutto il suo libro del 2012 dedicato interamente a questa brutta storia.

In un certo senso anche io diedi un piccolo contributo per questa vicenda perché nel settembre del 2014 partecipai ad un evento pubblico dedicato al libro (quindi al caso) e in quella occasione, con molta generosità, la dott.ssa Covella volle farmi prendere la parola per ricostruire davanti al pubblico presente quelli che erano i dati fondamentali, importanti che dimostravano l'innocenza dei tre condannati e che contemporaneamente gettavano pesanti e serie ombre su un altro individuo con pesanti indizi. Quel venditore ambulante del quale ho parlato prima. Fu una esperienza bella per me perché tra l'altro intervenni alla presenza dell'ex Procuratore capo di Napoli dott. Giandomenico Lepore (che mi ascoltò).

Difatti io mi sono molto informato anche su questa vicenda e mi sono convinto dell'innocenza dei condannati e della colpevolezza di un'altra persona.

Purtroppo la richiesta di revisione processuale del 2012 è stata respinta in Appello nel 2013 e in Cassazione nel 2014 perché, da quello che ho capito, gli elementi portati all'attenzione del Tribunale (a discarico dei condannati) erano privi del requisito di novità. E purtroppo i reperti del delitto, che oggi sarebbero stati molto utili per le moderne indagini scientifiche, furono distrutti dopo la sentenza d'Appello degli anni '80 (distrutti senza avvertire, prima, le parti interessate al caso: gli avvocati difensori).

Anche se, va detto, che la difesa aveva allegato alla richiesta di revisione processuale, nel 2012, una consulenza in materia di chimica che dimostrava come il rogo sui cadaveri era stato appiccato ben più tardi dell'orario caricato in sentenza, negli anni '80, ai tre condannati. E il risultato dell'esame scientifico è stato perfettamente compatibile con le testimonianze raccolte e verbalizzate nel 1983 di chi aveva visto il rogo non prima delle 22:30 e di chi aveva avvertito odore di carne bruciata non prima delle 24:00. Altro che 20:30 come dice la verità processuale che si è basata su una testimonianza non oculare assolutamente priva di riscontri su tutto e per tutto. Questa consulenza nuova evidentemente non è stata accettata dalla Corte.

Nei confronti del maggiore, vero indiziato del 1983 gli avvocati dei condannati depositarono a fine maggio 2013 un esposto alla Procura di Napoli. Sul quale, ad oggi almeno, non si sa niente per quanto riguarda le valutazioni fatte dalla Procura su questo esposto.
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blackbishop



Registrato: 28/06/15 12:03
Messaggi: 559

MessaggioInviato: Lun Nov 23, 2015 1:21 am    Oggetto: Rispondi citando

Totoro ha scritto:
Incredibile come quei tre possano essere stati ritenuti colpevoli a fronte di nessuna prova a carico, se non mezze delazioni poi risultate prive di riscontro.
Sul sito indicato da Mr.White si fa cenno ad un 'cambio di PM' ad occuparsi del caso, ed il nuovo magistrato, si accanì con particolare foga contro i 3 ragazzi.
Questa faccenda mi è poco chiara, girando ho trovato il nome di quel PM, GBVig., il quale, poco tempo dopo, dovrebbe essere passato a fare l'avvocato penalista, e appare nel collegio di difesa di indagati per:
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Al di là di questo, i veri autori sembra che godessero di appoggi parecchio in alto.
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Più che appoggi parecchio in alto sempre di mafia si tratta,o meglio camorra.

Riporto un articolo:

"Il supertestimone Carmine Mastrillo, inizialmente sentito dai carabinieri a sommarie informazioni, aveva riferito di non essere assolutamente a conoscenza dei fatti. In un secondo momento, dopo aver intuito che gli organi inquirenti sospettavano fortemente di V.Esposito, aveva cambiato completamente la propria versione dei fatti.

Le sue numerose dichiarazioni/ritrattazioni sembravano, di tanto in tanto, adattarsi alle “pressioni esterne” di turno. In principio di fronte alla Corte d’Assise, tentò di sconfessare quanto da lui precedentemente asserito, ma dinanzi al pericolo di essere imputato per falsa testimonianza tornò alla versione originaria, accusando i tre imputati di essere gli autori dell’atroce delitto. I tre, subito dopo averlo commesso, lo avrebbero avvicinato per confidargli il terribile segreto, intimandogli di non rivelarlo a nessuno.

In seguito, dopo un periodo di “riflessione” in cella insieme a un pentito della Camorra, Mastrillo fornì una dettagliata e particolareggiata versione dei fatti: Imperante, La Rocca e Schiavo avrebbero condotto le bambine a bordo della Fiat 500 bianca di La Rocca in una zona molto isolata e avrebbero abusato sessualmente di loro; in un secondo momento, chiedendo aiuto al fratello di Giuseppe La Rocca, Salvatore, sarebbero tornati sul luogo del delitto per cancellare le tracce dell’abominio compiuto, bruciando i cadaveri, accecati dalla paura di essere scoperti.

Effettivamente Salvatore La Rocca confermò, almeno in un primo tempo, la versione di Mastrillo, ritrattando però subito dopo la propria “confessione” e denunciando il clima di grande pressione psicologica al quale venne sottoposto, oltre che le presunte minacce e torture subite affinché avallasse il racconto del supertestimone. Nessuno gli credette. Numerose furono le contraddizioni nel resoconto del teste Mastrillo, e l’inconciliabilità delle lacune create dalla sua deposizione in merito ai segmenti spazio temporali dell’excursus omicidiario."

Quelle "pressioni" provenivano da qualcosa di ben più pericoloso dei media.

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I due episodi sono stati ricostruiti grazie alle dichiarazioni dei pentiti del clan e si inquadrano a peino titolo nella prima faida che ha visto opposti gli Ascione contro gli Esposito

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Un singolare intreccio di cognomi che unito a quello di V.Esposito fanno pensare ad una vendetta "trasversale" della camorra su una o su entrambe le bimbe,una pista molto più scottante e più difficile da percorrere di tre poveri disgraziati vittime sacrificali.
Ipotesi peraltro rafforzata dal fatto che sulle povere bimbe non venne operata alcuna violenza sessuale;dovevano essere uccise e fatte sparire.
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Silvialaura



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MessaggioInviato: Lun Nov 23, 2015 2:05 am    Oggetto: Rispondi citando

Le lesioni d’arma bianca sul cadavere di Barbara Sellini erano almeno dodici, diciannove quelle rinvenute sul cadavere di Nunzia Munizzi, anche se potevano essere molte di più, dato che l’accertamento medico era riferito alle zone del corpo non interessate dalle ustioni. Le ferite erano state inferte in maniera non omogenea: alcune sferrate a maggiore profondità, altre superficialmente, nell’ordine dei 4- 5 millimetri.

Le considerazioni mediche relative alle ferite mortali evidenziarono che, nel caso di Barbara Sellini, era da considerarsi prevalente il colpo inferto con arma da punta e da taglio che aveva provocato la recisione della carotide e i vasi più profondi. Nel caso della Munizzi si evidenziò come la morte sopraggiunse a seguito di due pugnalate vibrate con forza, trapassanti la parete posteriore del cuore. Inoltre, sui poveri resti, la ricognizione cadaverica rivelò che l’intento primario di molte di quelle lesioni non era la soppressione immediata della vittima, ma sussistevano caratteristiche tali da poter evidenziare un intento sadico da parte del responsabile di quel terribile gesto.

Questo rafforza l'ipotesi?
Newsflash: nemmeno Maria Goretti venne violentata, si passò direttamente alle coltellate. Il che non vuol dire che non fosse un crimine sessuale.

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blackbishop



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MessaggioInviato: Lun Nov 23, 2015 3:17 am    Oggetto: Rispondi citando

Silvialaura ha scritto:
Le lesioni d’arma bianca sul cadavere di Barbara Sellini erano almeno dodici, diciannove quelle rinvenute sul cadavere di Nunzia Munizzi, anche se potevano essere molte di più, dato che l’accertamento medico era riferito alle zone del corpo non interessate dalle ustioni. Le ferite erano state inferte in maniera non omogenea: alcune sferrate a maggiore profondità, altre superficialmente, nell’ordine dei 4- 5 millimetri.

Le considerazioni mediche relative alle ferite mortali evidenziarono che, nel caso di Barbara Sellini, era da considerarsi prevalente il colpo inferto con arma da punta e da taglio che aveva provocato la recisione della carotide e i vasi più profondi. Nel caso della Munizzi si evidenziò come la morte sopraggiunse a seguito di due pugnalate vibrate con forza, trapassanti la parete posteriore del cuore. Inoltre, sui poveri resti, la ricognizione cadaverica rivelò che l’intento primario di molte di quelle lesioni non era la soppressione immediata della vittima, ma sussistevano caratteristiche tali da poter evidenziare un intento sadico da parte del responsabile di quel terribile gesto.

Questo rafforza l'ipotesi?
Newsflash: nemmeno Maria Goretti venne violentata, si passò direttamente alle coltellate. Il che non vuol dire che non fosse un crimine sessuale.


Silvialaura,la mia al solito è un'ipotesi;ma sono certo che se da quelle parti ci fosse stato un pedofilo omicida vero non avrebbe fatto in tempo a vedere la luce del giorno.
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Dr. David Banner



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MessaggioInviato: Lun Nov 23, 2015 12:26 pm    Oggetto: Rispondi citando

blackbishop ha scritto:
se da quelle parti ci fosse stato un pedofilo omicida vero non avrebbe fatto in tempo a vedere la luce del giorno.


Si, forse la camorra lo avrebbe "giustiziato". Perché i camorristi hanno un loro codice su certe cose. O, per meglio dire, anche su certe cose. Ma sta di fatto che in quel periodo del 1983 la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo (che aveva dominato per un decennio le zone dei paesi vesuviani in particolare) era stata pesantemente colpita e decimata con il maxi-blitz del 16-17 giugno di quell'anno. Questo aveva indebolito il suo potere e l'aveva lasciata stordita. Anche, è facile immaginarlo, come controllo sul territorio.
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blackbishop



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MessaggioInviato: Lun Nov 23, 2015 12:57 pm    Oggetto: Rispondi citando

Dr. David Banner ha scritto:
blackbishop ha scritto:
se da quelle parti ci fosse stato un pedofilo omicida vero non avrebbe fatto in tempo a vedere la luce del giorno.


Si, forse la camorra lo avrebbe "giustiziato". Perché i camorristi hanno un loro codice su certe cose. O, per meglio dire, anche su certe cose. Ma sta di fatto che in quel periodo del 1983 la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo (che aveva dominato per un decennio le zone dei paesi vesuviani in particolare) era stata pesantemente colpita e decimata con il maxi-blitz del 16-17 giugno di quell'anno. Questo aveva indebolito il suo potere e l'aveva lasciata stordita. Anche, è facile immaginarlo, come controllo sul territorio.


Io toglierei il "forse" ,li se spacci un grammo di hascish senza autorizzazione ti ritrovi come minimo con le ossa rotte; figuriamoci un duplice omicidio che ha pure la conseguenza di attirare la polizia sui loro affari.
Purtroppo la storia insegna che mettendo in galera i vertici difficilmente riesci a smantellare quella che è un'organizzazzione estremamente ramificata e profondamente inserita all'interno della società,al punto di diventare un vero e proprio Stato nello Stato.
Rifacendomi proprio a quell'operazione è ben possibile che l'ordine di vendicarsi su qualcuno che ha parlato troppo (ricordiamo che il fenomeno mafioso ha subito i colpi più duri dai "pentiti",l'unico anello debole della catena che fu combattuto anche mettendone in dubbio l'attendibilità con "finti pentiti" come nel caso Tortora) parta direttamente dal carcere.
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Dr. David Banner



Registrato: 16/11/15 18:55
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MessaggioInviato: Gio Nov 26, 2015 10:07 pm    Oggetto: Rispondi citando

Totoro ha scritto:
ho trovato il nome di quel PM, GBVig., il quale, poco tempo dopo, dovrebbe essere passato a fare l'avvocato penalista, e appare nel collegio di difesa di indagati per:
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Già quando Telefono Giallo si occupò del caso, nel dicembre del 1989, aveva lasciato la magistratura per dedicarsi all'avvocatura. Il suo ultimo cliente, in ordine cronologico, è il giudice del Tribunale di Napoli Anna Scognamiglio, recentemente finita sui giornali perché rimasta coinvolta nel caso-Vincenzo De Luca.

Il Giudice istruttore del caso, invece, fu Arcibaldo Miller. Un magistrato protagonista, qualche anno fa, di un episodio entrato nella storia dell'indagine sulla cosiddetta "P3" e che, mi pare, finì in mezzo ad una certa faccenda legata a uno stabile in via Palizzi a Napoli.
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Dr. David Banner



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MessaggioInviato: Mer Gen 13, 2016 1:20 am    Oggetto: Rispondi citando


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