Indice del forum IL MOSTRO DI FIRENZE
FORUM SU DELITTI SERIALI, CRONACA NERA ED ALTRO ANCORA
 
 FAQFAQ   CercaCerca   Lista utentiLista utenti   GruppiGruppi   RegistratiRegistrati 
 ProfiloProfilo   Messaggi privatiMessaggi privati   Log inLog in 

Antonio Boggia - La Stretta Bagnera (Milano, metà '800)

 
Nuovo argomento   Rispondi    Indice del forum -> Serial Killers
Precedente :: Successivo  
Autore Messaggio
Ads






Inviato: Gio Ott 19, 2017 1:41 am    Oggetto: Ads

Top
CounterGambit



Registrato: 19/05/17 12:35
Messaggi: 82

MessaggioInviato: Gio Ago 10, 2017 11:27 am    Oggetto: Antonio Boggia - La Stretta Bagnera (Milano, metà '800) Rispondi citando


Solamente gli utenti registrati possono vedere link su questo forum!
Registrati oppure Autenticati su questo forum.



I delitti della «stretta Bagnera»: Boggia, primo serial killer di Milano
Il capomastro, in apparenza un bravo padre di famiglia tutto casa e chiesa, puntava ai soldi: individuate le vittime, le faceva a pezzi e le sotterrava nella sua cantina nel centro della città. Fu condannato a morte nel 1861.


di Dino Messina

Centocinquantacinque passi, tanto è lunga la stretta Bagnera, una strada nel centro storico di Milano dove le macchine non riescono a entrare. La vecchia pavimentazione in pietra è rimasta quella dell’Ottocento, precisamente del decennio dal 1849 al 1859, anni di battaglie risorgimentali, ma anche di malaffari e delitti. In particolare quattro omicidi per mano del primo serial killer italiano, che aveva il suo «ufficio» proprio lì, in quella strada dove non batteva il sole, in una cantina della «stretta» Bagnera, oggi nobilitata a strada. Un vicolo misterioso che parte da via Santa Marta, nel primo tratto che comincia da piazza Mentana, di fronte alla Società di incoraggiamento di arti e mestieri, e arriva in via Nerino, dove Antonio Boggia, così si chiamava il serial killer meneghino, in realtà nato a Urio, sul lago di Como, nel 1799, abitò per un paio di decenni al numero 8 e al numero 10 assieme alla moglie Daria, che faceva la portinaia, e a due figli.

L’insospettabile

Benché con precedenti penali per truffa e tentato omicidio in Piemonte, il muratore capomastro Boggia conduceva una vita tutta casa, chiesa e famiglia. Certo, al sciur Togn piaceva andare all’osteria a bere vino e qualche grappino, qualche volta tornava a casa un po’ alticcio, ma la domenica lo vedevi sempre in chiesa, spesso a San Giorgio, quella cara a Federico Borromeo, oggi in una piazzetta sepolta dalla confusione di via Torino, dove tra le tante bellezze è possibile ammirare un polittico di Bernardino Luini sulla Passione di Cristo (anno 1516). Davanti a quell’altare chissà quanta volte si sarà inginocchiato il Boggia, magari prima di una messa o prima di partecipare come volontario al servizio funebre per un parrocchiano. Non certo per una delle sue vittime, perché quelle il funerale lo ebbero molto tardivamente. Alto, i capelli bianchi, gli occhi vispi, di solito calmo, con fare affabile, a meno che non avesse bevuto un bicchiere di troppo, Boggia aveva uno speciale fiuto nell’individuare le vittime, che dovevano essere ben fornite di soldi per meritare le sue attenzioni.

La prima vittima

Il primo malcapitato si chiamava Angelo Ribbone, era addetto al caricamento delle stufe nella caserma di via Cusani. Ribbone, che aveva lavorato come manovale con il Boggia, aveva messo da parte la bella somma di 1.400 svanziche, che gli servivano per un progetto matrimoniale, di cui aveva malauguratamente messo a parte il suo ex principale. Il giovane uomo alto e con un naso prominente venne attirato nella cantina della stretta Bagnera, dove il suo ex capomastro aveva il laboratorio, e venne finito con un colpo di ascia. Per il povero fuochista fu scavata la prima buca nella cantina della stretta Bagnera, dopo che il corpo era stato sezionato in tre pezzi. Poi cominciarono le manovre per recuperare il denaro, custodito da una parente. Boggia, finissima mente dell’imbroglio, aveva una serie di non si sa quanto consapevoli complici che gli servivano da calligrafi (Borghi) o da testimoni negli studi notarili per certificare documenti falsi (Besozzi e Lisska). Grazie anche al lassismo di qualche studio notarile, l’assassino riuscì a recuperare i soldi della sua vittima e subito dopo si rimise all’opera.

La seconda vittima, un mediatore d’affari, Giuseppe Marchesotti, venne fatto fuori nel 1850, sempre con lo stesso metodo. Marchesotti, che bazzicava le aste e che aveva in tasca 4.000 svanziche per un affare da combinare col Boggia, venne attirato nella cantina della Bagnera dove fu fatto fuori con la stessa modalità: colpo in testa, buca, sepoltura.

Nel 1851 la macabra fine toccò all’artigiano Pietro Meazza. In quello stesso anno Giovanni Comi, un sensale, si salvò perché scese nella cantina della stretta Bagnera senza togliersi il rigido cappello a larghe tese. Comi riuscì a fuggire e ad evitare il secondo colpo, Boggia se la cavò con qualche mese in un manicomio criminale.

Processo ed esecuzione

Tornato in via Nerino, il serial killer divenne più prudente e si disfece della cantina. Ma nel giugno 1859, più o meno nei giorni della battaglia di Magenta, che infiammarono i patrioti milanesi per la vittoria franco-sabauda, il demone (o «l’estro» come lui dichiarò al processo) si impadronì di nuovo del Boggia, che aveva messo gli occhi sul patrimonio di Ester Maria Perrocchio, una anziana donna molto originale, che preferiva la compagnia di gatti e galline a quella del figlio Giovanni Maurier, e che era proprietaria dell’intero stabile di via Santa Marta 10.

Boggia, dopo aver fatto fuori la donna nell’appartamento di via Santa Marta in cui stava facendo dei lavori, con un piano ben orchestrato, attraverso documenti contraffatti, falsi testimoni e notai compiacenti, riuscì a diventare l’amministratore dello stabile, con una delega fasulla della donna che sembrava si fosse ritirata sul lago di Como. Come ha raccontato Giovanni Luzzi, ne «Il giallo della stretta Bagnera», fu grazie ai sospetti di una cugina della vittima e alla bravura del giudice istruttore Cesare Crivelli se il Boggia fu smascherato.

Il processo venne celebrato nel 1861 e si concluse con la pena capitale. Fu quella l’ultima condanna a morte del XIX secolo a Milano. I boia arrivarono da Parma e Torino. Nonostante il clamore che la vicenda aveva suscitato non solo in città e la curiosità morbosa dei più, i milanesi non poterono assistere all’esecuzione che si svolse la mattina dell’8 aprile 1862 su un carro coperto da teli in un prato tra Porta Vigentina e Porta Lodovica.

_________________
"Gli errori sono tutti là, sulla scacchiera, in attesa di essere fatti" (Tartakower)
Top
Profilo Invia messaggio privato
Metallo_utd



Registrato: 31/07/17 15:07
Messaggi: 271

MessaggioInviato: Gio Ago 10, 2017 12:42 pm    Oggetto: Rispondi citando

Essendo nato a Milano e avendo mio padre abitato in via Torino per decenni è stata una delle prime storie che ho letto e di cui mi sono documentato.
Immancabile la sera andare almeno una volta in quella via così stretta e particolare e sentire davvero un vento gelido sul collo (immaginazione?)...
Mio padre mi diceva che i vecchietti giocando a carte o parlando al bar quando uno faceva il finto simpatico o il finto buono gli si diceva "ueee ti fa minga el boggia!"
Top
Profilo Invia messaggio privato
Mostra prima i messaggi di:   
Nuovo argomento   Rispondi    Indice del forum -> Serial Killers Tutti i fusi orari sono GMT + 2 ore
Pagina 1 di 1

 
Vai a:  
Puoi inserire nuovi argomenti
Puoi rispondere a tutti gli argomenti
Puoi modificare i tuoi messaggi
Puoi cancellare i tuoi messaggi
Non puoi votare nei sondaggi
c d
e

Cerca solo in mostrodifirenze.forumup.it


Powered by phpBB © 2001, 2005 phpBB Group
phpbb.it

Abuse - Segnalazione abuso - Utilizzando questo sito si accettano le norme di TOS & Privacy.
Powered by forumup.it forum gratis free, crea il tuo forum gratis free ora! Created by Hyarbor & Qooqoa - Auto ICRA

Page generation time: 0.073